Green Tech Solution, la tecnologia al servizio della tutela dell’ambiente

La start-up campana guidata da Emanuele Della Volpe ha ideato Litter Hunter, un sistema automatizzato che, sfruttando anche l’uso di un drone, individua e recupera i rifiuti di plastica galleggianti in mare. Questo è il principale dei progetti per la salvaguardia ambientale di Green Tech Solution, che per il futuro ha in serbo altre idee.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
17 Agosto 2019

Nella storia di Green Tech Solution, start-up napoletana fondata nel settembre 2018 da Emanuele Della Volpe, 28 anni, e in particolare nella storia del progetto di Litter Hunter, entrano in gioco tutti e quattro gli elementi naturali: acqua, terra, aria e fuoco. Tienilo a mente, perché li ritroverai proseguendo nella lettura.

Emanuele è laureato in ingegneria aerospaziale, ma ha voluto seguire un percorso formativo che fosse il più multidisciplinare possibile. In particolare, ha voluto incrociare due ambiti apparentemente lontani tra di loro. Da un lato approfondire le potenzialità dei sistemi automatici, dall'altro studiare un rimedio per arginare l'emergenza del marine litter. Ecco qui il primo elemento: l'acqua. Il problema dei rifiuti solidi in plastica che inquinano i nostri mari e le nostre spiagge e alterano l'ecosistema marino è ormai sotto gli occhi di tutti e più che mai al centro dell'attenzione mediatica.

"Già nel 2016 mi ero detto che la questione della plastica in mare sarebbe stata la questione con la q maiuscola, una delle principali sfide del nostro secolo. Allora ho pensato, perché non realizzare un sistema che in maniera automatica effettua l’identificazione e il recupero dei rifiuti plastici galleggianti, non quando ormai si sono accumulati negli angoli dei porti o in qualche baia, ma quando ancora vagano in mare aperto non lontano dalla costa?"

Passare dall'idea in astratto alla sua attuazione concreta è sempre un processo lungo e non facile. Nel giro di due anni Emanuele si è attivato per creare una rete di contatti di esperti di vari settori tra università campane e centri di ricerca.

"Fondamentale è stato il cambio di mindset, da studente neolaureato a imprenditore. Dovevo acquisire tutti gli strumenti per poter affrontare un’analisi di fattibilità non più solo tecnologica, ma anche normativa e soprattutto economica. Non sono neanche passato attraverso la fase di crowdfunding; mi sono avvalso delle mie risorse. Il vantaggio delle soluzioni sviluppate, tra l'altro, è che le componenti elettroniche hanno un costo abbastanza accessibile."

Già ma di che tecnologia stiamo parlando? Arriviamo così al secondo e al terzo elemento, la terra e l'aria, e a conoscere chi è veramente Litter Hunter. Se l'effettivo recupero della plastica in mare è effettuato da un macchinario acquatico, l'identificazione del rifiuto è svolta da un drone, quindi da un'unità d'aria. Il coordinamento tra quest'ultima, che manda il segnale di geolocalizzazione, e l'unità d'acqua è possibile solo grazie a dei computer e ad altre attrezzature che stanno sulla terraferma: si tratta della cosiddetta ground control station, l'unità terrestre, l'unica dove è presente anche l'essere umano.

"Il drone e l'unità natante sono programmati per svolgere determinati ruoli, anche in notturna. L'automatizzazione, infatti, è la principale innovazione che porta Litter Hunter. Prima di partire con l'iniziativa, abbiamo fatto un’indagine coinvolgendo tutte le aree marine protette italiane per capire concretamente l’entità del problema dei rifiuti di plastica galleggianti. Bene, tutte ci dicevano che i costi per effettuare un monitoraggio e una bonifica erano elevatissimi. Perché ci vogliono dei battelli spazzamare, che comunque hanno dimensioni notevoli e hanno bisogno di personale a bordo. Avere a disposizione dei mezzi che consentono di effettuare queste operazioni in maniera automatica riduce non di poco i costi."

E i risultati pian piano arrivano, dal momento che il sistema ha potuto mostrare la sua efficacia. Proprio lo scorso 10 agosto per Litter Hunter si è concluso il tour di 10 tappe lungo la costa d'Amalfi. A questo punto ti starai chiedendo: e il fuoco che cosa c'entra? Qui dobbiamo distinguere quello metaforico, ossia la passione per l'ambiente che anima il lavoro di Emanuele e dei suoi collaboratori, da quello vero e proprio, che ha invece a che fare con le altre iniziative in cantiere.

"Litter Hunter è solo uno dei progetti attivi all'interno della grande famiglia di Green Tech Solution. Con il Corpo forestale dello Stato stiamo studiando un modo per individuare le caratteristiche del fronte del fuoco e spegnere le fiamme attraverso i droni. C’è una forte domanda di utilizzo di queste tecnologie, inoltre, per contrastare il bracconaggio e la pesca abusiva e preservare così le specie a rischio. L'ambito principale su cui ci siamo messi a lavorare è senz'altro quello della salvaguardia ambientale. Ma non è l'unico: per esempio ci siamo avvicinati anche al settore della manutenzione industriale. In particolare, adesso con Litter Hunter ci proponiamo anche come risultato di sensibilizzare più gente possibile sulla tematica dell'inquinamento marino dovuto dai rifiuti di plastica in mare."

L'ingegno umano e l'intelligenza artificiale, che possiamo definire senza sbagliare un derivato del primo, si aiutano e si scambiano informazioni per un obiettivo ben preciso: proteggere l'ambiente. Certo, è un piccolo contributo. Ma estremamente prezioso. Soprattutto perché promette degli sviluppi molto interessanti. L'uomo è la principale causa dell'inquinamento ambientale, molto spesso perché utilizza la tecnologia in maniera impropria. La buona notizia è che sempre l'uomo può risolvere questo problema, e lo può fare proprio grazie all'aiuto della tecnologia che è in grado di costruire.

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…