Hiv, al Bambino Gesù sviluppato un test rapido per misurare la carica virale residua nei bambini

Lo scopo è quello di valutare l’efficacia o meno delle terapie antiretrovirali su pazienti pediatrici, ma anche di abbattere i costi e i tempi che questo tipo di test di solito richiede. Così potrà essere utilizzato nei Paesi più poveri, dove il problema dell’Hiv è maggiore.
Giulia Dallagiovanna 3 luglio 2020
* ultima modifica il 10/07/2020

Un test rapido, che funziona in modo simile a quello per misurare la glicemia. Una sola goccia di sangue lasciata cadere su un stick di plastica rigida, dove compaiono i numeri da 0 a 10, permetterà di verificare la carica virale residua in bambini affetti da Hiv. Uno strumento che migliorerà la qualità delle cure soprattutto nei Paesi più poveri, dove questa malattia continua a mietere vittime e dove rimane molto diffusa anche tra i più piccoli. Il test è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che ne hanno descritto il funzionamento in uno studio pubblicato su The Lancet HIV.

Lo scopo di questo esame non è quello di verificare se un bambino abbia contratto o no il virus. Verrà anzi utilizzato proprio sui minori sieropositivi per capire quanto sia efficace la terapia antiretrovirale che stanno seguendo e se vi sia la possibilità di inserirli in qualche nuova sperimentazione, per provare a eradicare del tutto l'agente patogeno dal loro organismo.

Potrà essere utilizzato anche in condizioni difficili, come all'interno di un ospedale da campo

Naturalmente esistono già analisi che permettono queste valutazioni, ma si tratta di prelievi veri e propri, che quindi richiedono una maggior quantità di sangue e più tempo per venire processati. Non solo, ma aumentano anche i costi e gli accorgimenti da adottare per conservare il campione. Tutte problematiche che possono limitare l'accesso ai test nei Paesi in via di sviluppo. Questo strumento permette di abbattere le spese, accorciando l'intera catena, e l'utilizzo in condizioni difficili, come ospedali da campo o camper medici che attraversano i vari villaggi. Renderà quindi possibili test a tappeto e dunque un miglior monitoraggio dell'andamento dell'epidemia tra i pazienti pediatrici.

È già stato sperimentato su 330 minori, a quali la propria madre aveva trasmesso l'infezione, e ha rilevato la carica virale nel 95% dei casi. Può quindi essere considerato affidabile e si spera che possa venire introdotto presto.

Fonte| "The HIV-1 antibody response: a footprint of the viral reservoir in children vertically infected with HIV" pubblicato su The Lancet HIV, il 1 maggio 2020

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