I copertoni usati delle biciclette si trasformano in articoli di moda: la storia di Cingomma

Un’azienda torinese, nata una decina di anni fa dall’intuizione di Maurizio Sacco, produce cinture, borse, portafogli con il materiale ricavato dagli pneumatici fuori uso delle biciclette, sottraendoli alla discarica. Un esempio di incontro tra artigianalità raffinata ed economia circolare.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
30 aprile 2020

Difficilmente penseresti che la gomma della tua bicicletta possa diventare una cintura. Magari in passato i nostri nonni, in un periodo di povertà, dopo aver forato la ruota della bicicletta riutilizzavano lo pneumatico a mo' di cintura per reggersi i pantaloni. Una soluzione dettata dalla necessità, in un contesto molto diverso a quello a cui siamo abituati. Ma è proprio attorno a una idea così semplice che Maurizio Sacco, artigiano torinese abituato a lavorare con diversi materiali, ha costruito la sua azienda, Cingomma.

Il tutto è nato circa dieci anni fa, come capita spesso, da una chiacchierata al bar e da una sfida: perché non utilizzare i copertoni usati delle biciclette per dare vita a un originale progetto imprenditoriale? "Noi non abbiamo fatto altro che «industrializzare» quel processo antico, conservando la componente manuale, e trasformarlo in un nuovo modo di fare moda. Il nostro obiettivo è dare a materiali che sono considerati, a torto, degli scarti un aspetto accattivante che non teme il confronto con gli altri accessori di moda che troviamo normalmente nei negozi", spiega Ivan Sartorio, responsabile marketing di Cingomma.

Sì, hai capito bene. La materia prima con cui sono realizzati i prodotti con il marchio Cingomma (non solo cinture, ma anche borse, zaini, portafogli) è proprio la gomma ormai fuori uso delle ruote delle biciclette. In Italia si stima una produzione di rifiuti da copertoni e camere d’aria di bicicletta pari a 4 milioni di unità (circa 1.000 tonnellate all'anno). Spesso anziché essere avviati a riciclo – si possono infatti riutilizzare, dopo essere stati trattati e triturati, per creare materia prima seconda e realizzare pavimentazioni per parchi giochi e piste d’atletica – finiscono in discarica.

"Nel momento in cui il privato cittadino porta la bicicletta per far riparare la gomma, la ciclofficina la smonta e poi si deve occupare dello smaltimento. Deve quindi farsi carico dei costi di trasporto, mentre la gestione cambia da Comune a Comune e in alcuni casi si aggiungono dei costi anche in base al volume dei rifiuti", prosegue Ivan. "Nel corso degli anni abbiamo costruito una rete con varie ciclofficine dislocate sul territorio nazionale. Noi ci proponiamo di raccogliere minimo una cinquantina di pneumatici a spedizione, e successivamente mandiamo a nostre spese il corriere per ritirare il materiale".

Così ci guadagnano tutti: vengono azzerati i costi relativi allo smaltimento, Cingomma recupera la materia prima a un costo estremamente contenuto, e l'ambiente ringrazia. Il rifiuto diventa una risorsa vera e propria, come da manuale di economia circolare. Il materiale viene dunque selezionato ("alcuni pneumatici sono in uno stato di usura tale da non poter essere riutilizzati") e trattato; dopo una fase di studio, disegno e progettazione, la materia prima pronta per essere plasmata viene affidata alle mani degli artigiani che realizzano il prodotto finale da mettere sul mercato.

I materiali che vengono recuperati sono prevalentemente copertoni usati e camere d’aria di biciclette. Ma non solo. "Recuperiamo anche scarti di neoprene industriale, che viene usato soprattutto nel settore dell’automotive per fare guarnizioni. Noi li riutilizziamo per la produzione di borse".

Cingomma recupera poi i cartelloni pubblicitari in Pvc che vedi in giro per le città. Anche in questo caso, si tratta di materiale sottratto alla discarica. "Una volta terminata una campagna pubblicitaria, recuperiamo e sanifichiamo i teli per produrre sia dei modelli di borse sia gli inserti dentro i portafogli, che esternamente sono realizzati con le camere d’arie delle biciclette. Per recuperare i banner dialoghiamo direttamente con le amministrazioni comunali e le società che si occupano dell’affissione".

In un'ottica di economia lineare questi materiali avrebbero terminato il loro compito. Un modo per ridare loro una nuova vita invece c'è, l'attività di Cingomma ne è una dimostrazione. E nel nostro paese di storie come queste ce ne sono in abbondanza. Creatività made in Italy e rispetto per l'ambiente: un matrimonio che s'ha da fare.

Credit photo | Cingomma

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…