Il ciclo di vita della plastica: dall’estrazione del petrolio fino alla fine (o alla rinascita)

Il ciclo di vita della plastica cambia a seconda del tipo di prodotto con cui hai a che fare. Tuttavia, è possibile tracciare delle linee generali che possono coinvolgere sia la nascita di uno dei materiali più longevi e resistenti al mondo, sia la sua morte o, nella prospettiva migliore, la sua rinascita. Vediamo insieme il suo percorso attraverso questo mondo di plastica.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
15 febbraio 2019

La battaglia contro la plastica, che si sta diffondendo sempre di più in tutto il mondo, non è nata per caso. Infatti, il grave problema che l’eccessiva presenza di questo materiale sul Pianeta comporta, non ha a che fare soltanto con la sua quantità, ma anche e soprattutto con la lunghezza del suo ciclo di vita. La plastica, infatti, non è in alcun modo biodegradabile. Di conseguenza, è praticamente impossibile che a un certo punto del suo ciclo di vita semplicemente se ne torni da dove è venuta. Essendo uno dei materiali che più rappresenta l’impronta dell’uomo nel mondo, la plastica è resistente, longeva, quasi indistruttibile. Non si scioglie, non si polverizza, non si erode. Resta semplicemente lì. Ti chiederai quindi in che modo viene creato un materiale tanto versatile quanto indistruttibile, tanto malleabile e destinato a migliaia di utilizzi quanto impossibile da distruggere una volta utilizzato. In questa nuova puntata di Un mondo di plastica, vediamo insieme qual è il ciclo di vita di un oggetto di plastica, dalla materia prima fino al suo smaltimento. Smaltimento che potrebbe anche trasformarsi nell’avvio a seconda vita, nel caso in cui questo oggetto venisse avviato riciclo.

Come ti ho già detto in precedenza, la plastica è un polimero, ovvero un insieme di molecole concatenate tra loro, ed è realizzata grazie all’estrazione del petrolio (o di combustibili fossili come il gas metano). Una volta estratto, il petrolio viene sottoposto a un processo di raffinazione, chiamato cracking, che serve a dividerne le lunghe catene di molecole estraendone di più piccole (monomeri). A quel punto, tramite un processo chiamato polimerizzazione, i tanti monomeri, che sono come i mattoncini di cui la plastica si compone, si legano insieme diventando polimeri: così nasce la plastica. Naturalmente, ne abbiamo già parlato, la plastica non è tutta uguale. Gli stessi processi di polimerizzazione possono avvenire in modi differenti, e i prodotti che ne nascono sono diversi: ad esempio, se la polimerizzazione avviene per condensazione genera materiali come il nylon, se invece avviene per addizione, può dare vita al polistirene o polistirolo. A questo punto, le plastiche nate dai vari processi vengono avviate alle varie industrie e successivamente iniziano la loro vita all’interno del mondo, sotto forma di oggetti di uso comune, strumenti monouso, parti di costruzioni più grandi. Alla fine del loro percorso di vita hanno tre strade davanti a sé: essere incenerite, finire in discarica o disperse nell’ambiente, essere avviate a riciclo. Vediamo cosa comporta ciascuna di queste tre opzioni:

  • Quando si parla di plastica, la prospettiva di inceneritori o termovalorizzatori non è mai particolarmente allettante, in particolare a causa dell’eventuale dispersione di sostanze che lo scioglimento di questi materiali potrebbe provocare.
  • Come abbiamo già detto, la plastica non è biodegradabile. Se abbandonata in discarica, o peggio, nell’ambiente, potrebbe rimanervi anche per migliaia di anni.
  • Ma se non è degradabile, è però un materiale decisamente riciclabile. Ed è proprio su questo punto che dovremmo soffermarci. La vita della plastica, infatti, non dovrebbe fermarsi: la prospettiva migliore è proprio che venga riutilizzata per dare vita ad altre cose. Riciclare la plastica, tra l’altro, non è difficile. Ci sono centinaia di impianti appositi su tutto il territorio nazionale, che si occupano di trasformare la vecchia plastica a fine vita in scaglie e granuli, per poi scioglierli e reimmetterli negli impianti di stampaggio, creando oggetti nuovi, spesso anche più duraturi e resistenti. Quindi, si può dire che quello che è considerato allo stesso modo il peggior difetto e il miglior pregio di questo materiale, ovvero la resistenza e la longevità, può essere sfruttato al meglio per la creazione infinita di materiali sempre nuovi, sempre resistenti, sempre riutilizzabili sotto varie forme.
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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…