
C'è un quinto vaccino in uso contro il Covid, approvato il 22 dicembre dall'Aifa, ma non ancora arrivato in Italia: il Nuvaxovid, prodotto dall'azienda farmaceutica americana Novavax. Le prime dosi erano attese a gennaio, ma dopo diversi slittamenti sembra che la data definitiva sia proprio la fine di questa settimana. Saranno poco più di un milione, ha spiegato il generale Francesco Paolo Figliuolo, mentre altri due milioni sono attesi per marzo.
Intanto in Lazio, Piemonte e Marche le prenotazioni sono già aperte e la speranza è che questo farmaco possa convincere anche i no-vax ad aderire alla campagna vaccinale. Come mai? Perchè utilizza la tecnica delle proteine ricombinanti e non più la tecnologia a mRNA. Ma cosa significa di preciso e chi lo potrà ricevere quindi? Proviamo a capire insieme.
Nuvaxovid è un vaccino cosiddetto proteico, perché contiene frammenti della proteina Spike, quella che ormai avrai imparato a consocere dal momento che si trova sulla superficie del SARS-Cov-2 e che è la responsabile dell'entrata del virus nelle tue cellule. Per svilupparlo è stato prima di tutto svuotato un virus (un baculovirus, nello specifico) di tutto il suo contenuto genetico e "riempito" con una porzione di Dna che conteneva le informazioni utili a produrre la proteina Spike. Quando il baculovirus modificato entra nelle cellule, libera il materiale genetico e rilascia la proteina Spike.
Ciascuna di queste nanoparticelle virali possono contenere anche fino a 14 Spike e lavorano assieme a un adiuvante, la saponina, che ha la funzione di stimolare ulteriormente il sistema immunitario. Il tuo organismo rileverà la presenza di particelle estranee, ovvero le proteine Spike, e inizierà a produrre le proprie difese attraverso l'attivazione dei linfociti T e B.
E ora arriviamo alla parte più rassicurante. Non si tratta di una tecnologia nuova, come poteva apparire quella a mRNA (sulla quale in realtà si fa ricerca da 20 anni). Anzi. È già stata ampiamente sperimentata e impiegata per lo sviluppo di vaccini contro pertosse, epatite e meningite. Dunque i tuoi eventuali dubbi contro quello che viene tuttora definito "vaccino sperimentale" (Pfizer non lo è più da agosto 2021, almeno per quanto riguarda la somministrazione agli over18) dovrebbero cadere di fronte al prodotto di Novavax.
Durante le varie fasi della sperimentazione, Novavax ha dimostrato di avere un 90% di efficacia contro la prevenzione del Covid, ovvero della malattia sintomatica. Percentuale che si mantiene anche nella popolazione con un'età superiore ai 64 anni, che di solito mostra qualche debolezza in più di fronte al contagio nonostante la vaccinazione.
Come tutti gli altri vaccini, anche questo può provocare qualche effetto collaterale. Le reazioni avverse registrate fino a questo momento sono simili a quelle che ormai abbiamo imparato a conoscere: dolore nel sito dell'iniezione, gonfiore al braccio, nausea, vomito, malessere generale, febbre.
Ad oggi Novavax è stato approvato solo per la porzione di popolazione che ha dai 18 anni in su. Esclusi dunque tutti i minorenni, che potranno però proseguire con i vaccini a mRNA già in uso. Inoltre, è destinato solo al ciclo primario, vale a dire alle due dosi di partenza, con il secondo inoculo che deve essere somministrato a distanza di 21 giorni dal primo. Questo significa che in Italia potrebbero riceverlo circa 4 milioni di persone che al momento sono ancora senza vaccino.
Tra i vantaggi del vaccino di Novavax c'è sicuramente il metodo di conservazione, dal momento che può rimanere in un normale frigorifero per ben 9 mesi, a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi. Non solo, ma per 12 ore il flaconcino chiuso può rimanere anche a temperatura ambiente e, una volta aperto, dura circa 6 ore, purché in un luogo che rimanga al di sotto dei 5 gradi.
"Nuvaxovid 0,5mL/dose, contenente 5 mcg della proteina Spike di SARS-CoV-2 con adiuvante Matrix-M, viene somministrato per via intramuscolare (preferibilmente in regione deltoidea del braccio) come ciclo di 2 dosi (da 0,5 mL ciascuna) a distanza di 3 settimane (21 giorni) l’una dall’altra. Ogni flaconcino multidose di Nuvaxovid contiene 5 mL di dispersione iniettabile, pari a 10 dosi da 0,5 mL, non richiede diluizione e pertanto è già pronto all’uso", specifica la circolare del Ministero della Salute.
Fonti| Ministero della Salute; Aifa