L’impegno dei volontari di Arquata Potest per mantenere in vita i luoghi feriti dai terremoti del 2016

Nella promozione di un modello di turismo lento, che punta sulla valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del territorio di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e sulla riscoperta delle eccellenze locali, l’associazione Arquata Potest ha trovato un modo per reagire di fronte alla distruzione provocata dal sisma: “Manteniamo il riflettore acceso su questa terra”.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
24 agosto 2020

Il 24 agosto 2016 alle ore 3:36 un terremoto di magnitudo 6.0 scuote l'Italia centrale. L'epicentro si trova nel territorio del comune di Accumoli, in provincia di Rieti. Amatrice e Arquata del Tronto, oltre ad Accumoli, sono i centri più colpiti. In pochi secondi vengono cancellati interi borghi. Il sisma provoca la morte di 299 persone.

Per l'Associazione di Promozione Sociale Arquata Potest quel 24 agosto 2016 segna una data spartiacque. Proprio pochi giorni prima si era celebrata la riapertura dell'antico sentiero che collegava Arquata capoluogo alla frazione di Spelonga (oltre che dal capoluogo, Arquata del Tronto è composta da 13 frazioni). Sentiero che i ragazzi dell'associazione avevano ripulito e reso di nuovo agibile.

La scossa del 30 ottobre di magnitudo 6.5, con epicentro vicino a Norcia, ha aggravato la situazione, facendo crollare altri edifici. Oggi meno della metà di Arquata del Tronto rimane in piedi. Pescara del Tronto, dove il 24 agosto 2016 ci sono state 48 delle 51 vittime di Arquata, è stata completamente rasa al suolo, così come delle altre 6 frazioni sul versante dei Monti Sibillini non rimane quasi niente. Arquata capoluogo è zona rossa, e quindi non vi si può accedere senza autorizzazione. Le frazioni rivolte verso i monti della Laga sono invece quelle che hanno riportato i danni meno gravi.

Arquata del Tronto ha questa particolarità: è l'unico comune europeo il cui territorio è compreso tra due parchi nazionali, ossia quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. È un luogo straordinario, e i volontari di Arquata Potest lo sanno. Il terremoto li ha privati di molto, ma non dello spirito di iniziativa. "In un primo momento ti chiedi «e ora che cosa facciamo?», sei in preda allo sconforto e all'indecisione; ma poi ci siamo rimboccati le maniche e siamo andati diretti sull’unica cosa che il terremoto non ci aveva tolto: la nostra terra, con tutte le sue bellezze da riscoprire", afferma Francesca Olini, che fa parte di quel gruppo di 5/6 persone che costituisce il nucleo centrale di Arquata Potest.

Prima di diventare un'associazione riconosciuta e regolarmente registrata nel 2014, Arquata Potest è nata, dieci anni fa ormai, come comitato della festa patronale del paese. L'obiettivo è però sempre rimasto lo stesso: custodire le tradizioni popolari, valorizzare il patrimonio naturalistico e storico-culturale del territorio e contrastare il fenomeno dello spopolamento dei borghi appeninici.

"La nostra attività si basa sulla convinzione che si possa almeno tamponare allo stato attuale quello che inevitabilmente il terremoto ha aggravato, cioè la problematica dello spopolamento. In che modo? Attraverso lo sviluppo del turismo sostenibile", spiega Francesca. "Certo, abbiamo un handicap. Per ovvie ragioni siamo sguarnitissimi per quanto riguarda le strutture ricettive. Per chi volesse visitare l'area di Arquata, ci sono alcuni posti letto disponibili: un paio di bed and breakfast, un ostello gestito dalla Curia con una ventina di posti, un nuovo rifugio e qualcos'altro nei comuni limitrofi. Chiaramente non possiamo puntare ai grandi numeri, considerando anche l’attuale pandemia. Puntiamo di più al camminatore che viene qui in autonomia".

Tra i progetti principali di Arquata Potest c'è proprio il recupero degli antichi sentieri che in passato venivano usati per passare da una frazione all'altra. Per inciso, non dimentichiamo che da Arquata del Tronto passa il Cammino delle terre mutate, che di recente è stato mappato da Legambiente. In pratica, l'attività di Arquata Potest è stata quella di occuparsi dell'eliminazione della vegetazione in eccesso e dell'installazione della segnaletica orizzontale (le bandierine dipinte sui massi e sui tronchi degli alberi) e verticale (tabelloni informativi, cartelli eccetera). Insomma, di rendere i vecchi sentieri nuovamente percorribili.

"Volevamo sostenere le aziende locali e ci siamo dunque rivolti a una falegnameria di Arquata per la realizzazione delle frecce e dei pali. L’opera di messa a terra è stata affidata invece a un’altra realtà del posto, cioè alla cooperativa di comunità del Monte Ceresa, nata dopo il sisma del 2016. Si tratta di un gruppo di ragazzi formati dal Cai (Club Alpino Italiano, ndr) di Ascoli Piceno proprio per svolgere questo compito relativo alla segnaletica dei sentieri".

Attualmente è stata recuperata una cinquantina di chilometri di sentieri. Lo scopo è quello di creare un grande anello escursionistico di Arquata lungo circa 38 chilometri, esclusi gli altri sentieri laterali ("ci manca solo un ultimo tratto per chiuderlo"). Il tutto sempre guidato dall'idea che un modello di turismo lento, supportato da un piano di ricostruzione, possa ridare vita a questi luoghi e alimentare l'economia locale. E le iniziative dell'associazione sembrano riscuotere un certo successo. "Alle nostre passeggiate partecipano anche tanti giovani, che rimangono entusiasti dell'esperienza. Capita anche che facciano ritorno qui ad Arquata", prosegue Francesca.

Un altro filone di interventi riguarda poi la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Arquata del Tronto, che in gran parte è andato perso con il terremoto. I ragazzi di Arquata Potest stanno portando avanti, in collaborazione con un'altra associazione (ArquataFutura) e con il supporto della Curia, un progetto per riportare ad Arquata quelle opere d'arte che, per evidenti ragioni di salvaguardia, sono state trasferite dopo il terremoto in altri luoghi. All'inizio di quest'anno sono riusciti a ricollocare nella chiesa temporanea di Arquata del Tronto il crocifisso ligneo più antico delle Marche (risalente al XIII secolo) che era stato portato nel duomo di Ascoli Piceno in seguito al sisma.

C'è infine un'altra iniziativa da segnalare, dall'alto valore simbolico: l'installazione di una webcam rivolta ad Arquata e alla sua rocca. Basta entrare nella pagina dedicata sul sito dell'associazione: sotto il filmato ripreso dalla webcam c'è una fotografia di Arquata scattata prima del 24 agosto 2016. "Quella telecamera ci restituisce un'immagine di immobilità, ma allo stesso tempo simboleggia il nostro occhio puntato costantemente su Arquata. È quello il posto dove vogliamo ritornare". Colpiscono davvero la tenacia e l'entusiasmo con cui il gruppo di Arquata Potest, in gran parte costituito da giovani, si prende cura del proprio territorio. La storia di questa realtà porta con sé un appello, che è lo stesso degli abitanti di numerosi paesi dell'Italia centrale colpiti dal sisma: "non dimenticatevi di noi".

Foto di Arquata Potest

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…