Mangiare troppa carne rossa aumenta il rischio di colite ulcerosa

La carne rossa andrebbe consumata con moderazione, soprattutto se soffri di infiammazione intestinale. Un nuovo studio ha infatti dimostrato che esiste una correlazione tra chi consuma questo alimento in quantità e lo sviluppo della colite ulcerosa.
Valentina Rorato 21 Aprile 2022
* ultima modifica il 21/04/2022

La dieta gioca un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi. Non solo permette di assumere i nutrienti necessari per mantenersi in salute, ma anche per prevenire alcune malattie. Quello che mangi e come lo mangi, infatti, è doppiamente importante per evitare numerosi disturbi, dalla gotta alla colite.

Secondo un nuovo studio prospettico, condotto 8 Paesi europei e pubblicato sul Journal of Crohn's and Colitis, i forti consumatori di carne rossa hanno un rischio del 40% più alto di sviluppare colite ulcerosa nel corso della vita. La ricerca si inserisce nel progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), un grande studio che dal 2004 sta indagando su circa mezzo milione di persone il legame tra alimentazione, stili di vita, fattori ambientali e cancro e altre malattie croniche.

Che cosa è emerso? Analizzando il rapporto tra dieta e malattie infiammatorie croniche intestinali, sono state individuate 177 persone affette da malattia di Crohn e 418 con colite ulcerosa che sono state a loro volta seguite per circa 16 anni. Il dato più interessante, che ovviamente dovrà essere approfondito da studi ulteriori, è che tra i partecipanti che consumavano più carne rossa, il rischio di colite ulcerosa era del 40% più alto, mentre non si osservava un aumento di rischio per altre fonti di proteine di origine animale (carne processata, carni bianche, pesce, uova). Inoltre, non c'era nessun nesso tra consumo di proteine di qualunque tipo e morbo di Crohn.

Non è questa un’indicazione ad abbandonare la carne rossa, ma sicuramente è un motivo in più per ridurne i consumi. E, secondo gli esperti, sarebbe utile prendere in considerazione una "consulenza dietologica finalizzata a una riduzione del consumo di carne nelle persone ad alto rischio di malattie infiammatorie croniche intestinali". Nel caso della malattia infiammatoria intestinale, per esempio, l'approccio dietetico è tutt'altro che rigido, poiché la tolleranza può variare da un soggetto all'altro. Ciò che vale per l'uno non lo è necessariamente per l'altro, anche se ci sono delle linee guida comuni, come l'eliminazione degli alimenti che possono avere un effetto irritante.

Cibi da consumare e cibi da evitare

Ci sono alimenti, come yogurt, riso e banane, associati a un miglioramento dei sintomi, mentre verdure, cibi piccanti o frutti, frutta, noci, bibite gassate, popcorn e mais, latticini, alcol, cibi ricchi di fibre, semi, caffè e fagioli secchi possono favorire l’infiammazione. Si devono aggiungere a questa lista anche le carni rosse e grasse.  Secondo la piramide alimentare della Dieta Mediterranea le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) dovrebbero essere consumate massimo due volte la settimana, 1 volta le carni rosse (manzo, maiale) e 1 volta i salumi (mortadella, wurstel, salsicce, salami ecc …).

Fonte |  "L'assunzione di carne è associata a un rischio più elevato di colite ulcerosa in un ampio studio prospettico di coorte europeo" pubblicato sul Journal of Crohn's and Colitis il 9 aprile 2022

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.