Non tutti i farmacisti vogliono inoculare il vaccino antinfluenzale. La presidente dei non titolari: “Non è la nostra professione”

Secondo la dottoressa Silvera Ballerini si tratta di un atto medico che non può competere ad altre figure professionali con corsi di studio ed esperienze diverse. Dietro al no dei non titolari ci sarebbero anche questioni economiche e di responsabilità dal momento che, secondo la presidente di Conasfa, i farmacisti non avrebbero alcuna tutela in caso di incidente.
Kevin Ben Alì Zinati 16 settembre 2020
* ultima modifica il 23/09/2020

Ad opporsi all’eventualità che anche il farmacista possa inoculare il vaccino antinfluenzale non ci sono solo i medici di medicina generale. Alle parole del presidente dell’Ordine dei Medici di Milano che ti abbiamo raccontato, secondo cui, in sostanza, ogni professionista deve rispettare il proprio ruolo, fa eco l’altra frangia dell’universo dei farmacisti, quella dei non titolari. “Non è una soluzione per la farmacia e nemmeno per il farmacista” è il pensiero della dottoressa Silvera Ballerini, presidente della Conasfa a cui fanno capo, appunto, i farmacisti dipendenti o collaboratori.

A ognuno il suo… ruolo  

Secondo la dottoressa Ballerini, se il Ministero della Salute dovesse autorizzare la proposta che da giorni staziona sul suo tavolo e permettere anche ai farmacisti di “pungere” e somministrare l’antinfluenzale, si creerebbe un disguido di ruoli. Nel senso che il farmacista è l’esperto del farmaco, della sua manipolazione, conservazione e distribuzione, è l’esperto nel seguire la terapia dei pazienti insieme al medico curante” spiega la dottoressa Ballerini aggiungendo che, per questo, “eseguire un atto che in questo momento è prerogativa del medico o dell’infermiere professionale è qualcosa che non ci compete perché non è la nostra professione.

La dottoressa Silvera Ballerini, presidente Conasfa

Quando abbiamo parlato con il presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani Andrea Mandelli, uno dei punti chiave della chiacchierata era stata l’importanza che le farmacie – e quindi i suoi professionisti – avevano assunto durante la pandemia e che quindi avrebbero potuto – e dovuto – prendersi anche di fronte alla prossima campagna vaccinale. Secondo la dottoressa Ballerini, però, se si vuole che la farmacia abbia un ruolo fondamentale nel Sistema Sanitario Nazionale “si deve allora fare in modo che il farmacista sia davvero presente nelle Rsa, nelle carceri e in tutti quei luoghi dove vi è la necessità di distribuire farmaci. Serve ampliare la possibilità di distribuzione del farmaco e far sì che il farmacista possa usare le proprie competenze in altri ambiti anziché sostituirsi a un ruolo che per laurea e corso di studi non ci compete.

Responsabilità e professionalità 

Dietro al no dei farmacisti non titolari c’è anche una questione di responsabilità. Che, per formazione ed esperienza – e quindi per scelta -, non spetterebbe ai farmacisti. “Come dipendenti o collaboratori non abbiamo nessuna garanzia o tutela in caso di malattie professionali. Faccio un esempio: ora facciamo le analisi di prima istanza, e se dovessi pungermi con un ago infetto? Nessuno ci tutela da queste situazioni, né il contratto né una polizza assicurativa ad hoc. Se fossimo autorizzati a fare le vaccinazioni sarebbe peggio, dal momento che si tratta di un atto medico o infermieristico vero e proprio. Se il paziente avesse uno shock anafilattico? Una farmacia non è un pronto soccorso o un ambulatorio medico.

Non possiamo sostituirci a un ruolo che per laurea e corso di studi non ci compete 

Dottoressa Silvera Ballerini, presidente Conasfa

Secondo la presidente di Conasfa concorre anche un aspetto economico, che non deve passare in secondo piano. Perché nel caso in cui dovessero fare le vaccinazioni, spiega, i farmacisti collaboratori dovrebbero farle “tutto nell’ambito del loro contratto, scaduto ormai 7 anni fa e con un salario troppo spesso incongruo. Non siamo d’accordo e nel caso, ci dovrebbe essere anche un riconoscimento in termini economici di questa prestazione così da riconoscere la professionalità dei farmacisti collaboratori”.

La soluzione? 

Quindi, cosa fare? Anche perché il tempo passa ed è ormai chiaro i numeri di questa campagna vaccinale saranno maggiori rispetto agli altri anni. “I medici possono e devono fare le vaccinazioni, se si trovano in difficoltà perché la vaccinazione sarà molto più estesa, prendano provvedimenti con i sistemi sanitari regionali spiega Ballerini, alludendo al supporto che possono offrire per esempio gli infermieri professionali. “Le farmacie nn c’entrano nulla, non sono i farmacisti che devono esser deputati a questo atto medico”.

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