Pericarditi e miocarditi dopo il vaccino: segnalati anche in Europa questi eventi avversi molto rari

Si tratta di meno di un caso ogni 600mila somministrazioni e la maggior parte dei pazienti è guarita e sta bene. Non bisogna dimenticare che anche il Covid può provocare queste infiammazioni a danno del cuore e che i sintomi in quel caso sono ben più gravi. Facciamo chiarezza su quello che sta succedendo.
Giulia Dallagiovanna 15 Luglio 2021
* ultima modifica il 11/09/2021

Non è la prima volta che affrontiamo la questione delle miocarditi e delle pericarditi in seguito alla somministrazione dei vaccini a mRNA. Ora però abbiamo anche i dati relativi all'Unione europea e possiamo avere un quadro più chiaro della situazione. Si conferma, ad esempio, l'entità lieve della maggior parte dei sintomi e il fatto che praticamente tutti i pazienti guariscano. In ogni caso, l'EMA, l'Agenzia europea del farmaco, ha richiesto di aggiornare il foglietto illustrativo del farmaco per includere i nuovi effetti collaterali. Ti ricordiamo però che si parla sempre di reazioni avverse molto rare. Diamo subito uno sguardo ai numeri: su oltre 200 milioni di somministrazioni di Pfizer o Moderna, sono state registrate 164 miocarditi e 157 pericarditi. Un caso ogni 623mila.

Cosa sono

Si tratta in entrambi i casi di infiammazioni che coinvolgono l'area del cuore. La miocardite interessa il miocardio, ovvero il muscolo che permette al tuo cuore di battere. La pericardite colpisce invece il pericardio, cioè una membrana che avvolge e protegge l'organo. Possono avere delle conseguenze anche gravi come scompenso cardiaco, infarto e decesso. Di solito all'origine c'è un'infezione virale, batterica o fungina e non a caso anche il Covid stesso aumenta il rischio di soffrire di complicanze di questo tipo.

Bisogna aggiungere che, se trattate in tempo, sono patologie risolvibili e che potrebbero anche non richiedere un ricovero in ospedale. Alfredo Marchese, presidente della Fondazione Gise (Società italiana di Cardiologia interventistica) e responsabile del Laboratorio di Cardiologia Interventistica all'Ospedale Santa Maria di Bari, ha inoltre spiegato che le infiammazioni dovute alla vaccinazione sembrano essere un po' diverse rispetto a quelle provocate da un'infezione. In media sono decisamente meno gravi e hanno un decorso benigno, favorito tra l'altro proprio dalla risposta del sistema immunitario provocata dal vaccino.

A quali sintomi fare attenzione

Sapere che il vaccino può avere questi rari effetti collaterali ti deve più che altro ricordare di prestare attenzione a determinati sintomi che ti possono avvertire di un'infiammazione in corso. Si tratta soprattutto di dolore al petto, tachicardia, febbre e affanno. Altre manifestazioni possono essere la difficoltà di respirare e la formazione di edemi, ovvero ristagno di liquidi, negli arti e nell'addome. Con questi segnali, che di solito insorgono entro i 14 giorni successivi all'inoculo, è importante recarsi subito al pronto soccorso per ricevere le cure necessarie.

Dolore al petto, tachicardia, affanno e febbre sono i sintomi a cui prestare attenzione

Tieni presente che al momento sembrano essere più colpiti gli uomini under30, in seguito alla seconda dose. Stando ai dati provenienti da Israele, la fascia che deve prestare più attenzione sarebbe nello specifico quella compresa tra i 14 e i 19 anni. Questo non significa però che le altre persone ne siano esenti, perciò se avverti uno dei sintomi appena elencati non esitare a chiedere subito il parere di un medico. Allo stesso tempo, però, non andare nel panico. Come ti ho detto prima, nella maggioranza dei casi queste patologie sono risolvibili e tra i 321 pazienti di prima solo 5 sono deceduti. Si trattava di persone con età più avanzata o che presentavano già altre patologie.

Perché insorgono

Ma come mai un vaccino può provocare queste infiammazioni? Sempre Marchese spiega che è proprio la risposta immunitaria, più marcata in una persona giovane, a stimolare l'insorgere del problema. Come infatti saprai, è molto comune accusare dolore al braccio o febbre dopo la vaccinazione e questo perché si produce un'infiammazione e un conseguente rialzo della temperatura nei confronti della finta infezione mimata dal vaccino. Per il tuo sistema immunitario, quell'elemento esterno è una minaccia e così impara a produrre gli anticorpi specifici per proteggerti. A volte la risposta può essere amplificata e avere dei risvolti più seri, come appunto le pericarditi o le miocarditi.

Vaccinarsi è importante

Come sempre ti ribadiamo alla fine di questi articoli: i vaccini rimangono sicuri, nonostante gli effetti collaterali che, anche in questo caso, sono molto rari e soprattutto risolvibili. Quando invece è il Covid stesso a provocare una miocardite o una pericardite la faccenda si complica, perché l'infezione nel frattempo sta coinvolgendo anche altri organi, tra cui i polmoni, e intanto il virus continua a replicarsi e a diffondersi.

Per questo motivo, l'infiammazione che insorge dopo il vaccino può essere facilmente controllata, mentre quando all'origine vi è il Covid, i danni al cuore possono risultare molto gravi.

Vaccinarsi dunque rimane fondamentale in primo luogo per evitare queste complicanze. Gli effetti delle campagne in corso, d'altronde, iniziano già a vedersi con chiarezza. L'Università di Yale ha calcolato che negli Stati Uniti sono state evitate 279mila morti. Nel Regno Unito la curva dei contagi è in rapida crescita a causa principalmente della variante Delta, ma quella dei decessi rimane ai minimi termini (lo puoi vedere dalla mappa interattiva della Johns Hopkins University). In Italia al 5 giugno l'Istituto superiore di sanità parlava di un crollo dell'80% del rischio di avere il Covid (intesa come malattia sintomatica e non come semplice tampone positivo), del 90% del rischio di ricovero e del 95% delle possibilità di decesso tra la popolazione vaccinata. E sempre l'ISS rilevava come il 70% dei ricoveri avvenuti tra fine giugno e inizio luglio, periodo che coincide con l'aumento di prevalenza della variante Delta, riguardasse persone non vaccinate, così come il 78% dei decessi.

Il 12,4% degli over60 ancora non si è vaccinato

Sono dati incontrovertibili, se pensi a quello che accadeva quando i vaccini non c'erano. Preoccupa allora il quadro fotografato dalla fondazione GIMBE, con il 12,4% degli over60 che ancora non ha ricevuto nemmeno la prima dose. Queste persone possono trovarsi senza difese di fronte a una ripresa della circolazione del virus. Senza difese significa a rischio di sviluppare una malattia grave e quindi di essere costretti al ricovero. E di nuovo ospedali pieni e nuovi lockdown.

Fonti| EMA; Johns Hopkins University; Istituto superiore di Sanità; Yale University

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