Pigmento, il colorante naturale che dona una seconda vita agli scarti vegetali

Foglie di spinaci, bucce di cipolle, fondi di caffè: sono alcune delle materie prime che la start-up lucana Pigmento (ri)utilizza per ottenere dei coloranti naturali, non tossici ed ecosostenibili. Un autentico esempio di economia circolare che trasforma lo scarto in una risorsa preziosa.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
10 Agosto 2019

Quella dei coloranti naturali è una storia antichissima. Se ce l'hai ancora conservato in qualche angolo sperduto della casa, prendi il tuo vecchio libro di storia delle elementari o delle medie e vai al capitolo sui Fenici. Vedrai che questa antica popolazione basò la sua prosperità sulla navigazione e sul commercio di stoffe tinte di un colore molto particolare: il rosso porpora. Un pigmento di origine organica che i Fenici estraevano dalle ghiandole essiccate di un mollusco, precisamente dal murice.

In passato i colori erano offerti solo ed esclusivamente dalla natura. E fin qui niente di nuovo. L'idea innovativa di Miriam Mastromartino, 38 anni e una laurea in economia aziendale, sfrutta uno dei principi cardine dell'economia circolare: il riutilizzo degli scarti. Miriam è la fondatrice di Pigmento, start-up lucana che estrae i pigmenti per creare coloranti naturali e atossici dagli scarti delle aziende agricole, da quella frutta e verdura che non arriva sui banchi del supermercato per vari motivi e che altrimenti verrebbe buttata. Tutto è partito nel 2015 da una reazione allergica.

"Stavo provando uno di quei make up tradizionali, ma provavo fastidio e la mia pelle ha cominciato ad irritarsi. Allora mi sono chiesta: perché non usare un colorante naturale anziché chimico, meno nocivo per la nostra salute e meno invasivo? Ho provato a cercarne in giro ma non ne ho trovati. Il caso vuole che abbia un fratello, Vincenzo, che di mestiere fa il chimico. Insieme abbiamo deciso di fondare Pigmento e all'inizio del 2016 abbiamo aperto l'attività."

La base dell'azienda è a Melfi (in Basilicata), paese d'origine dei fratelli Mastromartino, ma l'attività ha un altro centro operativo a Firenze, che invece è la loro città d'adozione. I settori di applicazione dei loro coloranti naturali sono svariati: non c'è solo il tessile, ma anche la bioedilizia, la cosmetica, la pittura fino ad arrivare al settore alimentare. A seconda delle richieste dei clienti, il colorante viene venduto in polvere o sotto forma di liquido. A un prezzo accessibile, anche perché la materia prima utilizzata viene acquistata con una spesa contenuta ("noi alle aziende agricole che ci regalano i loro scarti paghiamo in pratica solo il costo del trasporto per la consegna; alla fine loro risparmiano sul costo dello smaltimento"). Ma come vengono realizzati i colori di Pigmento?

"La miscela viene creata in laboratorio e usiamo dei solventi organici per estrarre dalla matrice vegetale il pigmento che poi servirà a creare il nostro colorante. Una strumentazione avanzata ci permette inoltre di realizzare il prodotto in tempi relativamente veloci e comunque in grandi quantità: all'incirca 200 litri al giorno."

Qualche esempio? Dalle bucce delle cipolle rosse vengono estratte le antocianine, appartenenti alla famiglia più estesa dei flavonoidi, che sono le molecole responsabili del loro colore. Sono solubili in acqua e sono ampiamente usate dall’industria alimentare come coloranti naturali. Oppure la clorofilla estratta dalle foglie scartate degli spinaci che viene utilizzata per ottenere il colore verde. O ancora i fondi del caffè per il marrone. Ma tra le materie prime troviamo anche il mosto di aglianico del Vulture, le bacche di sambuco, il mallo delle mandorle, per citarne alcuni. Il meccanismo è sempre lo stesso: il pigmento dello scarto vegetale viene estratto, concentrato e utilizzato come base per la colorazione. E a distanza di tre anni e mezzo si può dire che Pigmento ne ha fatta di strada, raccogliendo il consenso di aziende e clienti attenti all'ecosostenibilità.

"Adesso siamo in quattro. Ma la nostra intenzione è quella di espanderci e diventare una decina entro ottobre. Chi sceglie il nostro colorante, che comunque dà risultati ottimali, è consapevole di fare una scelta ideologica ben precisa. Sa che il suo utilizzo non arreca danni alla salute e all'ambiente."

Tradizione e innovazione dunque si uniscono, una pratica millenaria sposa le tecnologie che mette al servizio oggi la scienza. Il tutto in nome del rispetto per l'ambiente. Già, perché i coloranti di sintesi, a differenza di quelli naturali, hanno un impatto notevole sull'ambiente, data la loro tossicità e la loro non biodegradabilità. Aggiungi poi il fatto che molto spesso si tratta di sottoprodotti della lavorazione del petrolio, come nel caso dell'anilina. Al nero del petrolio, però, preferiamo di gran lunga un futuro a colori. Meglio se naturali.

Credit foto | Pigmento

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…