Riscoprire il rapporto con se stessi, con gli altri e con la natura: la scuola secondo Franco Lorenzoni

Dal 1980 nei pressi di Amelia, in Umbria, si trova la casa-laboratorio Cenci, un luogo dove si sperimenta, circondati da prati e boschi, una proposta educativa alternativa agli schemi a cui ci ha abituato la scuola tradizionale: “Lo spazio naturale è un dono straordinario e tocca la parte più profonda di noi”.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
26 ottobre 2019

Partiamo da un'affermazione che dovrebbe essere scontata ma scontata non è, almeno in Italia (vedendo le scarse risorse che i vari governi che si succedono negli anni destinano alla scuola e alla ricerca): l'istruzione è uno dei pilastri fondamentali di una democrazia. Non sempre ce ne rendiamo conto. Gli insegnanti hanno responsabilità non minori a quelle di un pilota di aerei o di un chirurgo. Hanno un ruolo di cruciale importanza nello sviluppo della personalità e della coscienza critica dei ragazzi. Ma la scuola quasi sempre è troppo affannata nel terminare in tempo i programmi e lascia in secondo piano tutta una serie di aspetti che invece incidono profondamente nella formazione di un individuo.

"Il primo obiettivo di una qualsiasi opera educativa sta nel dare dignità a tutti. Per farlo, tuttavia, dobbiamo intaccare un bel po’ di gerarchie. Non dobbiamo pensare solo a classificare chi è più bravo e chi meno, ma scoprire in cosa ciascuno riesce meglio ad essere capace e partire dalla valorizzazione delle sue qualità. Ciascuno, infatti, è bravo in qualcosa di diverso. La scuola invece, avendo delle gerarchie molto rigide, tende a selezionare. In quasi 40 anni di esperienze educative a Cenci abbiamo più volte rilevato che quando si va in un bosco, si accende un fuoco, si osservano le stelle di notte, i ragazzi più svegli non sempre sono quelli con i voti più alti, anzi spesso proprio i più fragili scolasticamente. E questo è importante non solo per i ragazzi, che riuscendo in attività nuove acquistano maggiore fiducia in se stessi, ma anche per gli insegnanti, che scoprono qualità che non avevano visto nei loro allievi".

A parlare è Franco Lorenzoni, 66 anni. Per 40 è stato maestro elementare. Lui è il fondatore della casa-laboratorio Cenci e ne è l'anima insieme alla sua compagna Roberta Passoni. Cenci è un vecchio casolare immerso nella campagna umbra – vicino ad Amelia, in provincia di Terni -, dove si sperimenta un modello educativo diverso da quello canonico. Il progetto è nato nel 1980 da un gruppo di ricerca che indagava intorno a nuovi e possibili metodi pedagogici, sperimentati in un luogo naturale protetto, non scolastico, dunque con maggiore libertà. Ma lo scopo è sempre stato quello di far tornare quelle scoperte all’interno della scuola, dove sia Franco sia Roberta insegnano. Due i principali riferimenti culturali: da una parte il Movimento di Cooperazione Educativa, dall'altro il teatro. "La dimensione corporale ha sempre avuto una grande importanza nelle nostre proposte educative. Abbiamo portato avanti un lavoro sulla percezione, sull’essere attenti, sull'essere concentrati", aggiunge Franco Lorenzoni. Dal 1984 al Cenci si organizzano i campi scuola, aperti a bambini, ragazzi e adolescenti che rimangono nella struttura per tre/cinque giorni e vivono un'esperienza diversa dal solito. Qui si abbandona l’abituale connessione virtuale in cui sono immersi oggi i più giovani per ritrovare quella reale con gli altri e con la natura.

"Per ragazze e ragazzi rimanere senza smartphone o altri dispositivi elettronici all’inizio alle volte è traumatico. Ricordo che una volta una ragazza urlava sotto un albero parlando con la famiglia: «mi vogliono togliere il cellulare! È come se mi staccassero un braccio!». Non ho niente contro la tecnologia, ma penso che un bambino o un ragazzo che resta per ore e ore solo, costantemente davanti allo schermo, ha una visione ristretta delle cose. Pensa che il mondo sia tutto lì dentro. Mentre quando si ha la possibilità di stare a lungo immersi nella natura, cambia un po’ il nostro modo di guardare il mondo".

Franco Lorenzoni, il terzo da sinistra al centro, insieme ai ragazzi e agli operatori della casa laboratorio Cenci

Avere ben chiara la contrapposizione apertura vs chiusura è fondamentale per comprendere il significato del metodo educativo messo in pratica da Franco Lorenzoni e dagli operatori della casa-laboratorio Cenci. Lui stesso ha potuto verificare in 40 anni di esperienza i benefici che scaturivano dal solo fatto di uscire dalla classe. Un luogo chiuso appunto, che rischia di riproporre sempre lo stesso schema: gli studenti sui banchi rivolti verso la cattedra. Già stare seduti in cerchio su un prato determina un cambio di prospettiva e aiuta a rendere i ragazzi soggetti più attivi.

"Se dovessi indicare qual è la cosa principale che ricerchiamo a Cenci direi che sta nello cercare di sviluppare il senso dello stupore verso la natura, verso gli altri, verso ciò che costantemente ci circonda e di cui non ci accorgiamo più come il cielo, ad esempio: in altre parole aprirci all’inaspettato. Sono convinto infatti che lo stupore generi energia e apra a nuovi desideri, e non si può apprendere e appassionarsi alla conoscenza senza sviluppare i propri desideri. Un bambino di 8 anni della periferia di Roma, tanti anni fa, arrivando al Cenci disse alla sua maestra: «Qui litighiamo molto meno, forse perché c’è più spazio». Lo spazio influenza le relazioni reciproche, e prati e boschi vissuti a cielo aperto hanno il potere straordinario di influenzare il nostro umore. Offrono la possibilità di concentrarci e aprono a un contatto più intimo con noi stessi, condizione di ogni ascolto e apertura agli altri. Giocare a costruire piccole tane come animali nel bosco invita a esplorare dimensioni che toccano la sfera delle emozioni, la parte più profonda di noi".

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…