Sposarsi con un ologramma: la nuova incredibile tendenza giapponese

Nel film “Lei” di Spike Jonze, uno scrittore inizia una relazione sentimentale con Samantha, il sistema operativo del suo pc. Ma questo era solo un film. I matrimoni con ologrammi in Giappone sono invece una realtà, con tanto di scambio degli anelli, cerimonia e certificato di unione.
Gaia Cortese 31 agosto 2019

La nuova frontiera nel settore del wedding? Il matrimonio 2.0. Almeno in Giappone. Ma non pensare che si tratti di una cerimonia in una location all'avanguardia, con tartine e stuzzichimi molecolari o qualche altra trovata geniale all’insegna della super modernità. La nuova tendenza in Giappone, nell'ambito dei rapporti sociali, è quella di sposarsi con un ologramma.

Gli ologrammi sono forme di realtà virtuali che si trovano nel mondo reale. Esseri virtuali che vivono attraverso la cosiddetta realtà aumentata, ossia sviluppata e arricchita da macchine dotate di intelligenza artificiale che a sua volta permette delle interazioni tra esseri umani e macchine.

Così nel 2018 a Tokyo, Akihiko Kondo, un insegnante delle scuole medie di 35 anni, si è sposato (con tanto di scambio di anelli e ricevimento con una quarantina di ospiti) con Hatsune Miku, una popstar giapponese, creata nel 2007: un ologramma dai capelli azzurri e dagli occhi verdi a mandorla, più simile a un manga che ad una persona reale, che canta grazie a un sintonizzatore software conosciuto come vocaloid e che interagisce con il suo pubblico.

Fortunatamente il matrimonio non ha valore legale, ma la società che ha messo in commercio l’apparecchio che produce gli ologrammi rilascia un certificato di unione, che attesta che un personaggio umano e un personaggio virtuale si sono sposati “oltre le dimensioni”. E se pensi che questo insegnante giapponese sia semplicemente andato fuori di testa e che sia l'unico caso di matrimonio con un ologramma (purtroppo) ti sbagli: la medesima società ha già rilasciato quasi 4.000 certificati per matrimoni “oltre le dimensioni”.

Così in Giapoone si è ormai dato il via da diverso tempo a vere e proprie celebrazioni di matrimoni con ologrammi che, se da un lato possono strapparci un sorriso, dall’altro nascondono una profonda incapacità di relazionarsi in modo normale con la realtà.

Dietro alla scelta di Kondo, reduce da una o più delusioni amorose, c’è la volontà di non volere più provare dolore e sofferenza. Come? Sposandosi con un ologramma dal carattere assertivo, eterna (malgrado gli anni che passano) e più che adatta al ruolo di "mogliettina perfetta". Oltretutto la scelta del giovane insegnante ci fa capire a che punto la tecnologia renda sempre più difficile il normale "relazionarsi" con le persone, il cosiddetto vis-à-vis sempre più evitato, preferendogli una comunicazione via chat al sicuro dietro a uno schermo.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento la Dottoressa Samanta Travini, psicologa: "Nel mondo ci sono davvero persone che si sposano con ologrammi e androidi di ultima generazione, promettendo loro amore eterno. Questo orientamento sessuale si definisce digisessualità (fare sesso e innamorarsi di un robot) ed è nato in concomitanza dell'arrivo dei dispositivi tecnologi nella nostra vita quotidiana, evolvendosi con loro.

Questo orientamento sessuale è sempre stato sotto i nostri occhi, ed ha già vissuto diverse fasi senza che ce ne accorgessimo: anche il sexting – ovvero l'arte di portare avanti un rapporto sessuale tramite messaggi – fa parte di questa tendenza a vivere le relazioni amorose su un piano prettamente digitale, lasciando l'analogico da parte. Ma perché si sceglie come compagno di vita un ologramma?

Tutti cercano l'amore della vita, ma a volte vivere una relazione "seria" spaventa. Perché a remare contro la voglia di lasciarsi andare ci sono tante resistenze mentali, che bloccano e non permettono di vivere serenamente una storia d’amore. C’è chi la chiama filofobia o paura d’innamorarsi. Altri parlano di anoressia sentimentale, quando non si riesce ad amare per il timore di soffrire ancora, ipercontrollando i propri sentimenti. Sono tante le sfaccettature della stessa dinamica, che impedisce di stare in coppia e costruire un futuro assieme.

Sono molti i soggetti che quando si innamorano esperiscono emozioni molto intense: magari ansia (nei momenti in cui non si sa come doversi comportare con il partner o cosa aspettarsi da lui), felicità (quando le cose vanno bene ed entusiasmano), vergogna, rabbia o via dicendo. In alcuni casi queste emozioni vengono vissute con un’alta intensità, al punto tale che possono essere percepite dal soggetto che le esperisce come incontrollabili e che prendono il sopravvento sul proprio modo di fare e di pensare.

Quindi il philofobico non teme l’innamoramento in sé per sé, piuttosto la propria reazione di fronte all’evento, che potrebbe fargli perdere il controllo dei propri comportamenti e delle proprie emozioni e portarlo poi a comportarsi in maniera troppo istintiva e poco razionale.
L’innamorarsi e la condividere con l’altro dei propri sentimenti viene quindi visto come un “mettersi a nudo”, mostrando quindi all’altro la parte reale di se stessi, quella priva di formalismi e in un certo senso più intima, privata (Manucci, Curto, 2003).

Sposarsi con un ologramma aiuta a superare questa paura trovando comunque l’anima gemella?!"