Con i vaccini Covid la mortalità e i ricoveri in ospedale sono ridotti drasticamente: le percentuali per l’Italia

Il 99% dei decessi avvenuti tra febbraio e luglio 2021 sono legati a persone che non erano vaccinate. E così, anche il 70% dei ricoveri. Non solo, ma i vaccini sembrano ridurre anche il rischio di contagio. Dopo sette mesi dall’inizio della campagna vaccinale, l’Istituto superiore di sanità ha fatto un bilancio. Sembra davvero molto positivo.
Giulia Dallagiovanna 29 Luglio 2021
* ultima modifica il 29/07/2021

Oggi, la campagna vaccinale in Italia è a un punto di svolta. Quasi la metà della popolazione, e per la precisione il 49,9% (o il 58,12% se consideriamo solo i soggetti over 12), ha ricevuto anche la seconda dose o, semplicemente, il monodose di Johnson & Johnson. Hanno, cioè, completato il ciclo. Ed è in attesa di raggiungere questo risultato un'altra fetta del 20%. Il numero dei vaccinati sta piano piano superando quello dei non vaccinati ed è quindi tempo di bilanci: qual è l'effettivo impatto dei vaccini sulla situazione pandemica del nostro Paese? Lo ha calcolato l'Istituto superiore di sanità e da questo report arrivano una serie di buone notizie. Una su tutti: tra i decessi per Covid, il 99% non era vaccinato. Ma c'è di più.

Con il vaccino non si muore

Partiamo dal dato più importante, che è anche lo scopo principale per cui sono stati sviluppati questi primi vaccini: la riduzione della mortalità per Covid-19. L'Istituto superiore di sanità pubblica un report periodico per monitorare i decessi da SARS-Cov-2. L'ultimo, quello del 27 luglio, è particolarmente rilevante. Prende in considerazione un periodo che va dal 1 febbraio al 21 luglio, nel quale i morti sono stati 35.776 in totale. Il 1 febbraio è la data entro la quale le persone che avevano ricevuto il vaccino agli inizi della campagna avevano avuto modo di completare il ciclo e sviluppare gli anticorpi.

Dall'analisi dell'ISS emerge come quasi il 99% dei decessi avvenuti durante questo arco di tempo sia riconducibile a persone non vaccinate. I vaccinati rappresentano invece l'1,12% del totale e in questa piccola porzione si concentrano soprattutto persone in età avanzata, in media attorno agli 88 anni, e con diverse patologie pregresse tra cui cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, diabete, insufficienza respiratoria.

Ma proseguiamo. Nel Regno Unito, dove il picco della quarta ondata sembra superato, con un massimo di oltre 54mila contagi sono arrivati "solo" a 131 morti in un giorno. Durante l'ondata precedente i decessi superavano il migliaio. In Italia è ancora presto per fare valutazioni sulla quarta ondata, che il nostro Paese sta attraversando proprio in questo momento, ma i dati di ieri parlano di 5.696 nuovi contagi e 15 decessi. E mentre la curva dei casi sale, quella dei morti rimane piatta, come puoi vedere consultando la mappa interattiva della Johns Hopkins University. Infine, qualcosa di molto simile sta accadendo anche in Israele, il Paese che da sempre è il più avanti nella campagna vaccinale. A fronte di oltre 2mila contagi, i morti sono 3.

E con il vaccino non si rischia il ricovero

Un altro risultato importante riguarda la percentuale di ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva. Già nei giorni scorsi diversi medici avevano raccontato come i letti dei reparti Covid-19 fossero occupati quasi tutti da pazienti che non si erano vaccinati. La conferma arriva proprio da un altro bollettino periodico dell'ISS, quello che monitora l'intero andamento della pandemia di Coronavirus in Italia e che è stato pubblicato il 23 luglio.

Nella fascia over60, il 70% dei ricoveri in terapia intensiva riguarda pazienti che non sono vaccinati

Nella fascia over60, che è anche quella con la più alta percentuale di vaccinati rispetto al resto della popolazione, il 70% dei ricoveri in terapia intensiva è legato a chi non aveva ricevuto nemmeno la prima dose. E tra chi ha tra i 60 e i 79 anni, il 20% riguarda invece chi non ha ancora completato l'intero ciclo. Risultati ancora più evidenti si hanno nella fascia under50. Sai quante persone di quest'età sono ricoverate in terapia intensiva pur avendo ricevuto entrambe le dosi? Zero.

E ancora. Il 64% delle persone con più di 60 anni che oggi si trovano in ospedale non è vaccinato. Per gli under50 si passa all'88,5%.

Si riduce anche il rischio contagio

I positivi individuati fino ad ora appartenevano in circa la metà dei casi alla porzione di popolazione che ancora non si era vaccinata. Mentre una percentuale che andava dal 20% al 30% riguarda coloro che avevano ricevuto una sola dose e i restanti, dunque una quantità molto ridotta, erano positivi e vaccinati con due dosi.

Non stupisce che anche una persona vaccinata possa risultare positiva, perché, come ormai abbiamo ripetuto diverse volte, il vaccino previene la malattia (la manifestazione dei sintomi) e non sempre è in grado di evitare anche l'infezione (il contagio asintomatico). Il vero dato riguarda il fatto che i vaccinati si infettano con meno probabilità rispetto a chi non ha ricevuto l'immunità.

Un conferma arriva da un grafico pubblicato sul San Diego Union Tribute ad opera della data specialist Michelle Gilchrist, dove vengono messi a confronto i nuovi casi nella popolazione vaccinata e in quella non vaccinata. Di seguito, puoi vedere il risultato:

I ricoveri tra le persone vaccinate

Ma allora come mai una percentuale, seppur piccola, di persone vaccinate continua ad ammalarsi, ad aver bisogno del ricovero e anche a morire? Le ragioni sono diverse, ma è importante precisare fin da subito che questi episodi non mettono assolutamente in dubbio l'efficacia dei vaccini.

Consideriamo prima di tutto il fatto che l'efficacia dei vaccini a mRNA è attorno al 95% per quanto riguarda la prevenzione del Covid in forma sintomatica (e questa soglia sembra ridursi all'88% in caso di variante Delta), al 97-98% per la prevenzione della malattia grave (con AstraZeneca è il 100%) e al 99% contro la mortalità. Esiste quindi una minima percentuale di persone che purtroppo, nonostante tutti questi scudi contro il virus, potrebbe comunque non risultare protetta.

Tra loro sembrano esserci soprattutto gli anziani. Come suggerisce il report dell'ISS: "I pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati".

Ed è una ragione che dovrebbe spingerci a vaccinarci tutti, per ridurre anche il rischio di trasmissione e quindi la circolazione complessiva del virus. Inoltre, ormai diversi esperti sono concordi nel ritenere che una persona vaccinata abbia un rischio decisamente più ridotto di contagiare un altro che non ha ricevuto il vaccino. Dunque anche questa diventa una forma di protezione collettiva.

Fonti| "Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia"; Epidemia Covid-19. Aggiornamento nazionale

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.