Due chiacchiere con Elena Salmistraro, che si divide tra il lavoro di designer e la famiglia

Elena Salmistraro, giovane designer milanese, si ispira spesso a personaggi fantastici per i suoi lavori. Da grande avrebbe voluto fare il medico o la criminologa, ma una forte passione per gli oggetti l’ha portata poi a immergersi in disegni e creazioni di vario genere.
Emanuele La Veglia 12 giugno 2020

Hai mai sentito parlare di design? Su Ohga ne abbiamo parlato spesso: può riguardare l'ambiente, ma anche i tuoi progetti di vita. Quasi tutti i prodotti che usi quotidianamente sono pensati dai designer. E dietro, c'è tanta creatività e tanti percorsi differenti l'uno dall'altro. Oggi prendiamo come esempio la storia di Elena Salmistraro, designer e mamma di due bambini. I suoi studi l'hanno portata dal liceo artistico a una magistrale in design del prodotto industriale, passando anche per il campo della moda.

Arte, design e moda. Come si collegano tra loro?

Tutte e tre queste discipline si nutrono di immagini, di visioni, di sogni e a mio parere non sono separate da confini netti. In ogni caso io cerco di andare oltre, per creare qualcosa di unico, oggetti difficili da collocare ed etichettare. Alla base di tutto c'è un foglio bianco con una matita poggiata sopra, pronta alla creazione di un progetto, per rappresentare e migliorare il presente in cui viviamo. E questo obiettivo lega insieme arte, design e moda.

Elena–Salmistraro– Ph. Juliano Araujo

Spesso i tuoi lavori prendono spunto da personaggi fantastici. A quali sei legata di più?

Le mie creazioni sono per me come dei figli e dover scegliere è veramente difficile se non impossibile. Ma in fondo stiamo parlando di oggetti e non di figli e quindi ammetto di dovere moltissimo al progetto Primates. Quando l’ho disegnato sentivo di star lavorando ad un progetto diverso, unico. Sperimentavo, volevo trasportare le forme delle mie illustrazioni su un oggetto tridimensionale. Non immaginavo assolutamente quale sarebbe stato il risultato. Oggi so che quel progetto è stato una svolta ed un punto di partenza unico e irripetibile.

Vasi Primates

Quando hai deciso cosa avresti fatto da grande?

Non l’ho ancora deciso in realtà, fare la designer è una conseguenza legata alle mie passioni. Ho sempre disegnato e creato oggetti, ho iniziato modellando la cartapesta, per poi passare alla ceramica. Se avessi dovuto scegliere con attenzione cosa fare da grande sicuramente la mia scelta sarebbe ricaduta o sul medico o sul criminologo. Adoro indagare la mente dei serial killer, un po’ come i protagonisti della serie Mind Hunter.

Mickey Bosa– Ph. Juliano Araujo & Mariano Beck

Cosa vuoi comunicare con le tue creazioni?

Ho un approccio molto intimo alla progettazione, l’atto creativo per me parte sempre dal disegno, dalla pittura, dalle emozioni, per arrivare poi, attraverso un processo di pulizia e scrematura, alle forme con cui riesco a soddisfare la mia voglia di comunicare. I miei progetti sono spesso felici e disincantati, ma osservandoli bene, si possono trovare anche angosce e paure, sogni ed illusioni. Non esiste un solo messaggio, sarebbe scontato e banale, ma è la moltitudine di messaggi e di letture che danno ai miei oggetti un valore aggiunto.

Designer e mamma. Come ti dividi tra lavoro e famiglia?

Per fortuna lavoro con mio marito. Questo fa sì che non esistano grandi differenze tra lavoro e famiglia, studio e casa: è una situazione che ci permette di gestire tutto al meglio.