Inquinamento atmosferico: un problema che toglie il respiro

Un nemico invisibile i cui effetti però sono ben percepibili. Un insieme di sostanze che affollano l’aria che respiri e rendono difficile il loro assorbimento e smaltimento, danneggiando te e l’ambiente in cui vivi.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
15 luglio 2019

Anidride carbonica. Smog. Polveri sottili. Emissioni. Biossido di azoto. Piombo. Addirittura, plastica. Ogni giorno, dal momento in cui usciamo di casa a quando torniamo, respiriamo veleno. Veleno che non solo entra nei nostri polmoni ma colpisce anche l’ambiente circostante.

L’inquinamento atmosferico è uno dei nemici del Pianeta più insidiosi ma anche meno visibili. Infatti, si manifesta nella presenza in atmosfera di sostanze nocive che modificano gli equilibri naturali dell’aria e, di conseguenza, dell’ambiente. A partire dalla rivoluzione industriale, che ha segnato l’inizio dell’uso sistematico di combustibili fossili come primaria fonte di energia, le emissioni di gas nocivi hanno iniziato ad aumentare e aumentare fino a diventare la causa principale del climate change e del surriscaldamento globale.

Ma capiamo un secondo di cosa stiamo parlando. Perché quando parliamo di emissioni, stiamo parlando di tanti elementi diversi. Dal particolato agli idrocarburi, dai policiclici aromatici agli ossidi di azoto, dal biossido di zolfo al piombo. Tutte sostanze spesso già esistenti in natura, ma il cui utilizzo e produzione da parte dell’uomo ne hanno provocato una quantità eccessiva all’interno dell’ambiente. E questa presenza sta lentamente consumando sia l’ambiente che noi.

Gli studi volti a testimoniare la connessione tra inquinamento dell’aria e malattie croniche, disturbi cardiorespiratori e addirittura infertilità sono ormai tantissimi. E non è difficile capire perché. Basta uscire un attimo in strada, guardare i davanzali delle finestre, le facciate delle case e le automobili bianche per capire che il problema c’è e, se si fa attenzione, si vede. Chiaramente. Le città, soprattutto i grandi centri urbani, hanno smesso di respirare, avvolti da una ormai percettibile coltre grigia. Complice anche la scarsissima presenza di alberi e piante per assorbire tutte queste sostanze, piano piano hanno iniziato a ricoprire con le proprie spire ogni singola passeggiata che facciamo.

Ruolo fondamentale in tutto questo lo ricopre sicuramente il biossido di carbonio, che tutti conosciamo come anidride carbonica o, ancora meglio, CO2. La CO2, infatti, è il principale oggetto delle tante battaglie ambientaliste degli ultimi mesi, dai Fridays for Future fino agli Extinction Rebellion. Questi movimenti chiedono infatti ai governi il raggiungimento tempestivo di un’economia a zero emissioni “nette”, il che non significa che non si debba più produrne, bensì che quelle prodotte possano essere completamente assorbite.

Ma perché tale necessità di ridurre a zero questo gas? La CO2, infatti, è un elemento che è già presente in natura, anzi, le è indispensabile soprattutto per quanto riguarda i processi di fotosintesi delle piante. Solo che, prima che iniziasse a diventare troppa, le sue emissioni riuscivano a essere efficacemente assorbite dalla flora e dagli oceani, trasformandosi nell’ossigeno che respiriamo. Oggi, a causa dei livelli spaventosi raggiunti, la natura non è più in grado di assorbirla in modo efficace ed efficiente. Il risultato? Acidificazione degli oceani e surriscaldamento globale.

Gli oceani, infatti, assorbono circa un quarto della CO2 rilasciata nell’ambiente dalle attività dell’uomo. Quando questa sostanza entra in contatto con le acque, si scioglie rilasciando un acido. Con l’aumentare dell’anidride carbonica nell’atmosfera, però, questo acido viene prodotto in quantità sempre maggiore e finisce con il deteriorare gli ecosistemi acquatici. Per quanto riguarda invece il climate change, la CO2 se ne è resa fiera protagonista. Le sue emissioni, infatti, deteriorano pesantemente lo strato di ozono che ci protegge dai raggi UV generando una cappa che impedisce l’espulsione del calore assorbito dalla terra e quindi provocando un innalzamento complessivo della temperatura. Il risultato? Scioglimento dei ghiacciai, distruzione di habitat naturali, migrazioni climatiche, siccità, aumento del livello del mare.

Nemici invisibili, quelli presenti nell’aria, eppure dannosissimi. Nemici che abbiamo creato noi, con il tempo, e che continuiamo a generare quando ogni giorno prendiamo l’auto e siamo l’unico passeggero a bordo, quando preferiamo l’aereo al treno, quando abbattiamo gli alberi e tagliamo le siepi, quando inviamo le email, sprechiamo acqua, lasciamo i riscaldamenti e i condizionatori in casa accesi in momenti in cui non ne avremmo alcun bisogno.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…