Sai che cos’è e perché è importante misurare la carica virale?

Quando vai a fare un tampone ti viene prelevato del materiale biologico che poi viene analizzato in lavoratorio. L’obiettivo è misurare la carica virale, ovvero la concentrazione di virus presente nel tuo organismo. Sulla base di quel valore non solo sai se sei positivo a un virus e se quindi sei contagioso o meno, ma è la bussola che guida i medici nella gestione e nel trattamento dell’infezione.
Kevin Ben Alì Zinati 19 Settembre 2020
* ultima modifica il 19/09/2020
In collaborazione con il Prof. Fabrizio Pregliasco Virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano,

“Sono positivo al Coronavirus? Sono contagioso?”. Tutti dubbi che trovano risposta nella misurazione della carica virale, ovvero la quantità di virus presente in un campione biologico. L’avrai sentita citare spesso, per esempio quando nel mese di maggio alcuni virologi, tra cui il professor Clementi, ci hanno spiegato che il virus replicava meno proprio perché la carica virale rilevata nei pazienti infetti era più bassa. Oppure quando ti abbiamo raccontato del nuovo test rapido che, in soli 12 minuti, sarebbe in grado di individuare un’eventuale positività. È uno dei nuovi termini che la pandemia ha incastrato di prepotenza nel tuo vocabolario e che, oltre a dirti se sei positivo e/o contagioso, è il parametro che può guidare i medici nel trattamento dell’infezione e della malattia.

Cos’è

La carica virale è di fatto la concentrazione per volume di virus vivi e infettanti all’interno del tuo organismo. In sostanza la carica virale identifica il numero delle copie di materiale genetico di un virus presenti in un millilitro di materiale biologico osservato in laboratorio. Ti parlo di “copie” perché quando il virus entra nel tuo corpo utilizza come “porta d’ingresso” la cellula bersaglio, che nel caso del Coronavirus è caratterizzata dalla presenza del recettore Ace2 a cui si aggancia la famosa proteina Spike.

Una volta dento, il virus comincia a replicarsi e a moltiplicarsi producendo più copie di se stesso. Ecco che dunque la carica virale indica quante di queste copie sono presente in un campione di fluido biologico in un determinato momento. Puoi facilmente capire che se il numero è alto, l’infezione non solo è presente ma è anche molto attiva.

Come si misura

La misurazione della carica virale viene eseguita in laboratorio. E la tecnica più utilizzata per misurare la carica virale presente in un campione di fluidi biologico è la cosiddetta PCR o reazione a catena della polimerasi.

Si tratta di un tecnologia con cui l’RNA del virus, che di fatto è il suo materiale genetico, viene prima trascritto in DNA e poi "amplificato" attraverso una serie di cicli. L’obiettivo è ottenerne un volume maggiore, quindi più facile da misurare. Come ci ha spiegato il professor Fabrizio Pregliasco, Virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, più il è alto cosiddetto Cycle threshold: "più è alto il numero dei cicli utilizzati, meno RNA virale è presente in quel campione. In sostanza, la carica virale si misura sulla base dei cicli che sono necessari per amplificarle il materiale genetico del virus e dunque quanti giù cicili sono necessari meno carica c’è".

Carica virale alta

Quindi, cosa significa avere una carica virale alta e in che modo ciò può influire sull'epidemia? Se la carica virale è alta, il paziente sarà altamente infettivo e quindi è assolutamente necessario isolarlo e ridurre al minimo i contatti, se non quelli indispensabili (per motivi sanitari, per esempio)

Carica virale bassa

Se invece la carica virale è bassa, il paziente sarà meno infettivo e quindi il suo grado di contagiosità sarà decisamente più basso. Attenzione però, carica virale bassa non vuol dire che non esista possibilità di contagio, per questo è importante adottare comunque tutte le norme igienico-sanitarie previste.

Perché è importante 

Come ti accennavo all’inizio, nel caso in cui avessi un’infezione causata da un virus, la carica virale diventerebbe un parametro fondamentale in termini di prognosi, terapia e contagiosità. Mi spiego meglio. Quando attraverso il tampone naso faringeo ti viene prelevata una certa quantità di materiale biologico, questa viene poi inviata ai laboratori dove è sottoposta a una serie di analisi mirate alla misurazione della quantità e quindi cella concentrazione delle famose copie di materiale genetico del virus. Se la carica virale dovesse risultare alta significherebbe dunque che l’infezione nel tuo organismo è attiva e che il virus è vivo: in questo caso saresti un soggetto potenzialmente contagioso.

La carica virale individua dunque l’entità del contagio, rivela la “forza” dell’infezione all’interno del tuo corpo. Può, quindi, indirizzare e guidare i medici nella sua gestione e nel suo trattamento. Sulla base della carica virale, insomma, si può optare per un isolamento più o meno lungo e, soprattutto, si può impostare il percorso terapeutico più efficace.

Fonti | Istituto Mario Negri; ISS

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