video suggerito
video suggerito
2 Aprile 2020
11:00

A Napoli le mascherine vengono cucite in carcere e sono destinate all’Università Federico II

I detenuti della Campania realizzano mascherine per i dipendenti dell'Università degli studi di Napoli costretti a recarsi in sede. La professoressa Santangelo, delegata del Rettore, ci racconta questo incontro tra carcere e mondo accademico.

308 condivisioni
A Napoli le mascherine vengono cucite in carcere e sono destinate all’Università Federico II
Immagine

Dopo gli ultimi decreti del governo per limitare il contagio, sono pochi i motivi per cui si può uscire. Ma c'è chi deve andare a lavoro: tra loro anche dipendenti delle università. Ti starai chiedendo come mai dato che corsi, esami e lauree si stanno facendo online. Gli atenei italiani hanno bisogno comunque della presenza in sede del personale amministrativo, ad esempio per i servizi di segreteria e di organizzazione delle attività.

Tra questi ci sono i dipendenti della Federico II di Napoli, di cui voglio parlarti oggi: tra le varie sedi dell'ateneo sono quasi in 50 all'opera ogni giorno e fanno dei turni. In questi giorni stanno ricevendo le mascherine chirurgiche per limitare la diffusione del virus e a rendere speciale questa storia è il fatto che sono realizzate dai detenuti di alcuni istituti penitenziari della Campania.

Il primo passaggio è stato quello di controllare che nelle sartorie delle carceri ci fossero gli strumenti e i materiali adatti alla produzione. A fare da tramite tra i due mondi è da anni la professoressa Marella Santangelo, delegata del Rettore e responsabile del Polo universitario penitenziario della Federico II, un'istituzione che consente a decine di detenuti di studiare e laurearsi. Università e carceri, due mondi che possono sembrarti distanti, eppure ora più che mai mostrano come solo l'unione fa la forza.

"D'accordo con il Rettore Arturo De Vivo – spiega la professoressa Santangelo – ho messo in contatto il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Regione Campania con la Task force d'Ateneo per l'emergenza coronavirus. Speriamo di consegnare più di 10mila mascherine, si produrrà fino a quando ce ne sarà bisogno. Il lavoro è un elemento fondamentale nella loro vita, speriamo che possano nascere, a emergenza terminata, nuove occasioni di collaborazione. Quella delle mascherine potrebbe divenire un'attività stabile".

Nato all’ombra del Vesuvio, ho sempre avuto la voglia di condividere con gli altri le mie scoperte, trovando ben presto nella scrittura la mia dimensione ideale. Alle scuole medie, la passione della mia professoressa di italiano e la visione di “Fortapasc” hanno trasmesso in me il “sacro fuoco” del giornalismo, dopo essermi dedicato soprattutto a racconti e poesie. Dalle redazioni scolastiche alle testate nazionali, ho alle spalle un percorso decennale di collaborazioni e tirocini tra Napoli, Roma e Milano in agenzie di stampa, periodici, giornali online, televisioni e web tv. Nel 2013 ho preso il tesserino di pubblicista e dal 2018 sono giornalista professionista. Intanto, spinto da un approccio metodico e razionale, mi dirigevo inizialmente verso studi di fisica e scienze dei materiali, per scegliere poi una formazione umanistica. Nel 2015 mi sono laureato in Filosofia proseguendo con un master in Giornalismo e una magistrale in Editoria e culture della comunicazione e della moda. Nei miei articoli racconto storie di impegno sociale e progetti di innovazione sostenibile: le scelte quotidiane di ciascuno, unite insieme, possono salvare il mondo. Credo che per stare bene con le altre persone, dovremmo essere innanzitutto in armonia con noi stessi. Le mie oasi di tranquillità? I parchi pieni di verde, le rive dei laghi e l’aria pulita delle zone di montagna. Mi piace esplorare mondi diversi dal mio: il volontariato mi ha insegnato a conoscere le esperienze di altre persone, la lettura a osservare la realtà attraverso le pagine di romanzi storici e fantasy, di saggi psicologici e manuali di comunicazione.