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30 Gennaio 2020
14:30

Firenze e il suo muro della gentilezza: grazie a un comitato di quartiere, ecco la parete dedicata ai bisognosi

L’onda della gentilezza non accenna a fermarsi in Italia, dove dopo Bologna e Milano è nato un muro della gentilezza anche nel capoluogo toscano. Una parete dove il sabato è possibile portare abiti inutilizzati ma in buono stato che potranno essere presi da chiunque possa averne bisogno.

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Firenze e il suo muro della gentilezza: grazie a un comitato di quartiere, ecco la parete dedicata ai bisognosi
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Per aumentare la solidarietà nelle grandi città spesso è necessario che siano i cittadini stessi a prendere l’iniziativa. Muoversi dal basso, con un piccolo sforzo collettivo a volte può davvero fare la differenza per chi ha poche risorse a propria disposizione. Così, se tutti donano qualcosa di cui non hanno bisogno, per qualcuno le cose possono cambiare veramente. A partire dalla quotidianità.

Di muri della gentilezza si sta parlando molto negli ultimi mesi. Nati in Iran, dove i senzatetto sono moltissimi, gli spazi messi a disposizione dei cittadini per portare e prendere gratuitamente abiti e altri beni primari sono nati un po’ ovunque. E l’Italia non è stata da meno. Ce ne sono a Bologna, a Trento, a Milano e in diverse altre città, alimentati dalla solidarietà dei cittadini nei confronti di chi ha meno di loro.

Negli ultimi giorni è stata la volta di Firenze, dove un comitato di cittadini chiamato Social Street Bellariva ha allestito un muro della gentilezza in piazza Alberti, nei pressi del cavalcavia. Qui, ogni sabato la parete viene allestita dal mattino presto, così da consentire a tutti i cittadini di portare e lasciare appesi capi di abbigliamento e altri oggetti di vario genere che possano essere utili a chi ne ha bisogno, in nome della solidarietà che rappresenta il vero motore di una comunità di cittadini. Le persone bisognose, poi, possono passare e scegliere ciò che desiderano senza dover dar conto a nessuno.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.