I piatti dei fast food inquinano, dalle materie prime al tipo di cottura che utilizzano

Il packaging, la cottura sulla griglia o nella friggitrice, gli allevamenti intensivi per produrre sempre più carne a basso costo. Entra in un fast food e guardati intorno: ogni cosa, lì dentro, inquina. Un hamburger non costa pochi euro, ha un prezzo altissimo per l’ambiente e per la tua salute. Ma ci sono delle alternative, molto più buone.

Costano poco, anzi pochissimo, ma sono davvero gustosi. Un fast food sembra la giusta risposta a una giornata di lavoro che ti ha tolto ogni forza, a un sabato sera con gli amici dove non volete spendere troppo e persino a quell'attacco di fame che ti può venire a ora tarda. E invece non dovrebbe esserlo. Oltre a far male alla salute, cosa che sicuramente saprai già, sono un vero problema ambientale. Entra in uno qualsiasi di questi ristoranti e guardati attorno: praticamente tutto lì dentro inquina. Il packaging, con relativo gioco in plastica in regalo per i bambini, il tipo di cottura, di norma frittura o alla griglia, e soprattutto gli ingredienti utilizzati. Non riuscirò in un solo articolo a raccogliere tutte le buone ragioni per cui non dovresti evitare questi locali, ma proverò a riassumere almeno i principali.

E partiamo proprio dai contenitori nei quali ti servono i piatti che hai ordinato. Una scatoletta di cartone con all'interno un'ulteriore involucro in carta cerata. Secondo uno studio condotto lo scorso anno dall'Università di Washington su un campione di 9mila persone che mangiava abitualmente nelle catene più famose, aumentano anche del 40% i valori di ftalati, composti chimici presenti negli involucri del panino o delle crocchette di pollo. In poche parole, queste sostanze contaminerebbero il cibo e finirebbero nell'organismo di chi lo mangia. Alimenti inquinati, in poche parole. Per non parlare poi di tutti i rifiuti in plastica che vengono prodotti in tutta leggerezza: pensaci, c'è persino un tappo sopra il bicchiere delle bevande.

Prima di arrivare a te, però, il cibo viene cotto, cioè fritto oppure grigliato. Due tipi di preparazione che, oltre ad aumentare il rischio di cancro e obesità, emettono gas inquinanti. Secondo uno studio americano presentato nel 2010 all'incontro annuale dell'American Chemical Society, le particelle solide e liquide che fuoriescono da piastre, griglie e friggitrici conterrebbero degli agenti cancerogeni. Non solo, ma ogni 2.200 hamburger, vengono prodotti circa 25 chili di gas inquinanti e la stessa quantità di pollo fritto ne emette circa 20 chili. Quanto ne produce la pizza? Un solo chilo.

Ma ora si arriva il punto cruciale, cioè a quello che viene messo nel piatto: molta carne e poche, pochissime verdure. Oltre al fatto che questo tipo di alimentazione non può che danneggiare il tuo organismo, concentriamoci meglio sul discorso della sostenibilità. L'Università di Marsiglia ha cercato di capire quali cibi rispettassero l'ambiente e allo stesso tempo garantissero un buon apporto nutritivo. Bè, patatine, hamburger e altri preparati industriali sono finiti proprio in fondo alla classifica. Sono stati utilizzati tre parametri: le emissioni di gas serra, l'acidificazione dell'aria e l'eutrofizzazione delle acque dolci. Un circolo vizioso, perché l'aumento delle emissioni inquinati favorisce anche la formazione di piogge acide con un forte potere corrosivo nei confronti del terreno, mentre l'abuso di fosfati, che vengono utilizzati in agricoltura per aumentare il raccolto, porta a una crescita eccessiva delle alghe e a una riduzione di ossigeno in fiumi e falde acquifere.

Per un solo hamburger servono 1.600 litri d'acqua, ma è solo uno dei tanti fattori inquinanti

Ma cosa c'entrano gli hamburger in tutto questo? C'entrano, perché sono proprio loro, e il resto del cibo spazzatura, a riempire l'aria di sostanze che in elevata concentrazione risultano tossiche. Gli allevamenti intensivi, al di là di costringere gli animali a vivere in condizioni terribili, contribuiscono in maniera enorme all'inquinamento dell'atmosfera. Secondo James Lomax, responsabile del programma Sistemi Alimentari sostenibili e Agricoltura dell'Onu, se le mucche fossero una nazione, sarebbero il terzo più importante produttore di gas serra nel mondo. Secondo uno studio del 2018, i cui autori hanno anche vinto, il premio Champions of the Earth, se ogni americano mangiasse un panino con la carne in meno a settimana, a fine anno sarebbe come se 12 milioni di veicoli a motore non avessero mai circolato. In realtà, già nel 2009 due scienziati americani, Robert Goodland e Jeff Anhang, avevano dimostrato come gli allevamenti industriali fossero responsabili di oltre la metà delle emissioni di gas serra nell'atmosfera e di come, in particolare, producessero circa 32.6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all'anno.

E poi? E poi l'acqua utilizzata, più o meno 1.600 litri per hamburger. Ma anche la soia per far crescere più velocemente i polli, che sta provocando danni senza di dimensioni giganti, come la deforestazione dell'Amazzoni. E infine tutti quei prodotti lavorati che ti vengono serviti come accompagnamento e ai quali non farai nemmeno caso: vari tipi di salse, tutte rigorosamente in una bustina di plastica monouso, bevande gasate e zuccherate nel contenitore rifinito in plastica, cannucce. Ti sembrava che quel cheeseburger costasse pochi euro? No, il suo prezzo è altissimo. Davvero troppo, per un cibo che non ti nutre e aumenta il rischio di cancro, diabete e diverse altre patologie.

Ma la soluzione non è dire addio per sempre a un piatto che è innegabilmente molto gustoso. Devi semplicemente imparare a scegliere meglio. Innanzitutto, mantienilo come strappo alla regola e come la costante del weekend. E poi seleziona quei ristoranti dove propongono prodotti biologici e a chilometro zero. Quando avrai assaggiato un vero hamburger con un contorno di patatine croccanti, non vorrai più nemmeno sentir parlare del menù del fast food.

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Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Le mie passioni altro…