In pandemia, il futuro della scuola passa anche dalla ventilazione meccanica controllata, il prof. Buonanno: “Fondamentale per la salute pubblica”

Secondo l’ordinario di Fisica Tecnica Ambientale all’università di Cassino, sistemi di VMC in grado di garantire almeno 5-6 ricambi d’aria all’ora all’interno di un’aula offrirebbero una protezione dal rischio di infezione anche superiore ai vaccini anti-Covid.
Kevin Ben Alì Zinati 3 Agosto 2022
* ultima modifica il 03/08/2022
In collaborazione con il Prof. Giorgio Buonanno Professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale all’università di Cassino

Ci sono due modi per guardare alla pandemia. Da un lato serve infilarsi i famosi occhiali “da vicino”, quelli per mettere a fuoco il presente e tenere sotto controllo l’andamento quotidiano di contagi, ricoveri e decessi.

In queste settimane, lo sai, il bollettino del Ministero della Salute parla continuamente di una situazione altalenante, con continui rialzi dovuti soprattutto alla contagiosissima variante Omicron, ormai predominante anche in Italia.

Allo stesso tempo è importante però anche prendere in mano il binocolo e guardare lontano, oltre la collina, fino a domani. E nel «domani» della pandemia, ancora una volta, resterà vivo il tema di come tornare in luoghi pubblici e scuole abbattendo il rischio di contagio.

Secondo Giorgio Buonanno, parlare di sicurezza degli ambienti chiusi – e in particolare le aule degli istituiti – nel contesto di una pandemia ancora viva significa predisporre spazi ben arieggiati, dove venga garantita un’alta qualità dell’aria che si respira.

Significa, per l’ordinario di Fisica Tecnica Ambientale all’università di Cassino, nel Lazio, parlare di ventilazione meccanica controllata: “Uno strumento fondamentale per la salute pubblica in un contesto di pandemia”. 

A due anni e mezzo dalla sua comparsa sulla scena, ormai abbiamo imparato a conoscere Sars-CoV-2. Da tempo sappiamo bene che il virus, per diffondersi e sopravvivere, predilige la trasmissione per via aerea attraverso le famose goccioline respiratorie che galleggiando nell’aria vengono inspirate da un’altra persona.

Capisci, insomma, che la gestione dell’ambiente intorno alle persone è decisiva.

“Quando c’è una sorgente interna che inquina l’aria di un ambiente chiuso, la soluzione oltre a ridurre tale sorgente, è la ventilazione. Tecnicamente, ha spiegato il professor Buonanno, significa diluire gli inquinanti o le particelle virali con aria pulita immettendo nell’ambiente aria che non abbia queste caratteristiche. “Nella ventilazione quindi c’è bisogno di un ricambio dell’aria che dall’esterno dev’essere  fatta entrare e scambiata con quella interna, da rilasciare fuori”. 

La ventilazione meccanica controllata fa esattamente questo. È un sistema che per mezzo di ventole e filtri porta all’interno di uno spazio ristretto e circondato da mura quantità di aria “pulita” presa dall’esterno e adeguatamente filtrata mentre rilascia all’esterno l’aria “sporca” dell’interno.

Certo, però ora potresti pensare: «Ma non basta aprire le finestre?». In realtà no. Non si tratta di due metodi intercambiabili: la ventilazione meccanica controllata (o VMC) è più efficace e sicura.

“La ventilazione naturale attraverso le finestre aperte ha due limiti – ha continuato il prof. Buonanno – Non si ha il controllo né la misura di quanta aria si sta scambiando e la sua portata è comunque insufficiente. Prendiamo il caso di una scuola: è stato stimato che aprendo le finestre in una classe non si arriva a più di 3 ricambi all’ora, mentre gli studi indicano che ne servono almeno 5-6”. 

Quando c’è una sorgente interna che inquina l’aria di un ambiente chiuso, la soluzione è la ventilazione

Prof. Giorgio Buonanno, Università di Cassino

La ventilazione meccanica controllata offre anche un altro vantaggio. Pensa all’inverno, e ai problemi di una finestra tenuta costantemente aperta. Impossibile, vero? Ne andrebbe della salute di tutti. “I sistemi di VMC hanno anche una buona aliquota di recupero energetico. Significa che l’aria fredda che entra, prima di essere immessa nell’ambiente, riceve energia termica, quindi calore, dall’aria che sta all’interno e sto per buttare fuori”. 

Di fatto, l’aria «aspirata» e mandata fuori in alcuni di questi sistemi è anche in grado di riscaldare quella che sta per entrare rendendola più calda e quindi meno dannosa.

È vero: per realizzare questi sistemi servono piccole opere murarie e l’iter burocratico – oltre all’investimento economico – può rendere il progetto un po’ più complicato. Perché, allora, non ovviare il problema puntando sui purificatori, ovvero quei sistemi che prendono l’aria, la filtrano reimmetendola “ripulita” all’interno dell’ambiente?

“Tecnicamente si tratterebbe di una ventilazione equivalente perché le due quantità di aria tolta e immessa sono le stesse, solo che una è libera dalla presenza del virus. Il punto però è che per garantire ricambi d’aria efficaci servono portate elevate e un purificatore commerciale per una classe scolastica è completamente inutile”. Secondo i calcoli del prof Buonanno, però, un’aula di scuola solitamente contiene circa 150metri cubi di aria e per effettuare i famosi 6 ricambi-ora servirebbe un sistema di ventilazione con almeno 1000 metri cubi ora di portata. “Un dispositivo commerciale ne ha 100-150. Sarebbe quindi come tentare di fermare uno tsunami con un cucchiaino”.

Insomma, secondo l’esperto dell’Università di Cassino, la ventilazione meccanica controllata è la soluzione su cui dovrebbero puntare tutte le scuole (e non solo) per affrontare il prossimo anno con rischi decisamente contenuti e una didattica improntata alla presenza.

Un purificatore in un'aula sarebbe come tentare di fermare uno tsunami con un cucchiaino

Prof. Giorgio Buonanno, Università di Cassino

Le Marche, in questo senso, sarebbero già sulla strada giusta. A marzo dello scorso anno, la Regione aveva infatti aperto un bando per finanziare un progetto di installazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata nelle scuole e in breve tempo ben 323 scuole di ogni ordine e grado avevano fatto richiesta, per un totale di 3.027 aule“Le sperimentazioni hanno dimostrato che nelle classi in cui erano stati installati questi sistemi vi era un’effettiva protezione rispetto alla classi dove non c’era ventilazione: il rischio di contagi diminuiva circa dell’80% quando questi ricambi superavano i 5 volumi-ora, ovvero i 10litri di aria al secondo per persona”.

Commentando i risultati, gli esperti coinvolti dalla Regione Marche avevano paragonato l’abbattimento del rischio contagio offerto dalla VMC con quello dei vaccini anti-Covid. Un’idea che trova d’accordo anche il prof. Buonanno, che anzi affida alla ventilazione meccanica controllata un ruolo ancora più determinante in previsione di un altro inverno di convivenza con il virus.

“La protezione di un vaccino – ha spiegato – dipende da quando la persona si è vaccinata e dal tipo di variante circolante. Già a gennaio-febbraio del 2022, quando i vaccini erano ancora riferiti alla variante Delta perché Omicron si era appena affacciata, era apparso chiaro che i vaccini non proteggevano al 100% dall’infezione ma arrivavano al 40%. Io sarei ancora più concreto: la ventilazione meccanica controllata offre un valore di abbattimento del rischio contagio che è universale. Oggi è fondamentale per la salute pubblica”. 

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