Ipertensione arteriosa: una condizione che non dà sintomi, ma può diventare pericolosa

L’ipertensione arteriosa non è una malattia, ma un fattore di rischio che può portare a complicanze anche molto gravi, come ictus e infarto. Per questa ragione, dovresti conoscerne per bene le cause in modo da imparare a prevenirla o a tenerla sotto controllo. Poiché è una condizione asintomatica, c’è la possibilità che tu ne soffra senza saperlo.
Giulia Dallagiovanna 30 luglio 2019
* ultima modifica il 30/07/2019

Specifichiamo subito: l'ipertensione arteriosa non è una malattia, è un fattore di rischio. Significa che se soffri di questa condizione potresti avere maggiori probabilità di sviluppare in seguito una delle complicanze. E non sono disturbi da poco: si parla infatti di insufficienza cardiaca, infarto o problemi cognitivi, per citarne alcune. Quella che di norma viene chiamata pressione alta, colpisce circa 10 milioni di persone solo in Italia e in più soggetti sono gli uomini e le donne dopo la menopausa.

In generale, però, con l'aumentare dell'età peggiorano anche le condizioni dell'apparato cardiocircolatorio e diventa quindi più facile notare del malfunzionamenti. Il problema è che si tratta per lo più di anomalie delle quali non ti puoi accorgere, perché non presentano sintomi. Diventano quindi ancora più pericolose e lo dimostra il fatto che buona parte di chi ne soffre, non ne è al corrente. Ecco perché dovresti conoscere meglio l'ipertensione arteriosa e soprattutto fare tutti i controlli periodici che i medici consigliano.

Cos'è l'ipertensione arteriosa

Per capire cosa sia l'ipertensione arteriosa, bisogna prima fare una precisazione: sai cos'è la pressione? Non è tropo complicato da spiegare. Come ben saprai, il sangue all'interno del tuo corpo scorre in diversi vasi, che possono essere minuscoli come i capillari, oppure grandi come appunto le arterie. La forza che questo liquido esercita contro le pareti dei canali che lo contengono è la pressione. Chiaramente, più la velocità sarà elevata e maggiore sarà l'attrito. Ed esattamente come l'acqua piano piano erode il terreno lungo il quale scorre, anche il sangue alla lunga rischia di danneggiare le arterie.

Se infatti il cuore ne getta troppo all'interno dei vasi, magari perché si contrae con un'eccessiva forza o la frequenza dei battiti è troppo elevata, questo si muoverà molto velocemente dentro i canali e si genererà quindi una situazione di ipertensione. Ma potrebbe anche accadere che per una qualsiasi ragione, che spesso a che vedere con la tua alimentazione e il tuo stile di vita, i piccoli vasi arteriosi, dette arteriole, inizino piano piano a restringersi fino ad occludersi. In questo caso, il liquido rosso che deve trasportare ossigeno e nutrienti a tutto il corpo incontro delle resistenze e, per vincerle, il muscolo cardiaco ne aumenterà la capacità di pressione.

Ma quando si può parlare con certezza di ipertensione arteriosa? I valori normali della tua pressione vengono misurati prendendo in considerazione la minima e la massima: la prima non deve superare gli 85 mmHg (millimetri di mercurio), mentre la seconda deve rimanere entro i 130 mmHg. Ti verrà diagnosticata l'ipertensione se verranno rilevati valori che superano i 90 mmHg e i 140 mmHg.

Le tipologie di ipertensione arteriosa

Ti ho citato termini che sicuramente avrai già sentito, ma che è importante approfondire per capire bene le diverse tipologie di ipertensione arteriosa: la minima e la massima. Il tuo cuore batte a intervalli regolari, cioè, essendo di fatto un muscolo, si contrae e si rilassa. Quando pompa il sangue nelle arterie, si può misurare la pressione sistolica, o massima. Quando invece si ricarica per il battito successivo, si può monitorare la diastolica, ovvero la minima. Ed è proprio secondo questi parametri che vengono individuati i diversi tipi di pressione alta:

  • ipertensione arteriosa sistolica: quando è la massima ad essere troppo alta
  • ipertensione arteriosa diastolica: quando il problema è la minima
  • ipertensione sisto-diastolica: quando tutti e due i valori sono oltre la norma

Ci sono poi diversi gradi in base ai quali si classifica la gravità del problema

  • grado 1: quando i valori sono compresi tra i 90/140 mmHg e i 160/100 mmHg
  • grado 2: se le cifre rimangono tra i 160/100 mmHg e i 180/110 mmHg
  • grado 3: con i valori che superano i 180/100 mmHg

Le cause della pressione alta

Per quanto riguarda le cause dell'ipertensione arteriosa, è necessario fare una distinzione tra quella primaria, chiamata anche essenziale, e quella secondaria, anche se, per la verità, se ti capiterà di soffrirne è più probabile che tu vada incontro alla prima.

Ipertensione arteriosa primaria

Se soffri di ipertensione arteriosa primaria, la ragione all'origine non è una patologia. Il problema è stato provocato da un insieme di fattori che riguardano la tua predisposizione genetica, ma anche il tuo stile di vita e la tua alimentazione. Se ad esempio hai impostato la tua dieta quotidiana su piatti troppo ricchi di sale e hai esagerato con le dosi di caffè, avrai sicuramente aumentato il rischio. Altre cause possono poi essere la scarsa attività fisica, sovrappeso e obesità, carenza di vitamina D ed eventuali squilibri ormonali.

Ipertensione arteriosa secondaria

In caso di ipertensione arteriosa secondaria significa che soffri già di una patologia precedente ed è quella la causa del problema. Le malattie in questione sono ad esempio quelle che colpiscono i reni, come la glomerulonefrite, quelle cardiache, problemi alla tiroide come ipotiroidismo e ipertiroidismo, apnee notturne e così via. Ci sono però anche alcuni farmaci che, se non utilizzati con le dovute cautele, potrebbero avere questo effetto collaterale, come i FNAS, cioè gli antidolorifici classici, i corticosteroidi, la pillola anticoncezionale e certi tipi di antidepressivi. È bene quindi che tu chieda sempre il consiglio del tuo medico o del farmacista prima di assumere uno di questi prodotti.

I sintomi dell'ipertensione arteriosa

I sintomi dell'ipertensione arteriosa, di fatto, non esistono. Ecco perché questa condizione viene definita anche un killer silenzioso: da solo non potrai accorgerti di soffrirne e probabilmente non ti sfiorerà nemmeno il dubbio. Il problema infatti è che il tuo organismo si abituerà piano piano a questa sua nuova situazione e non ti invierà segnali per informarti che qualcosa non funziona come dovrebbe. Le poche manifestazioni che possono emergere, tra l'altro, possono tranquillamente essere sottovalutate o ricondotte ad altre ragioni. Qualora tu le abbia, si presenteranno soprattutto al mattino e saranno:

  • mal di testa
  • specie al mattino
  • stordimento e vertigini
  • ronzii nelle orecchie, come acufeni e tinniti
  • alterazioni della vista, ad esempio una visione oscurata o la comparsa di puntini luminosi davanti agli occhi
  • perdite di sangue dal naso

Naturalmente, se si tratta di ipertensione secondaria avvertirai anche tutti i sintomi dovuti alla malattia che l'ha provocata.

Le complicanze della pressione alta

Il punto centrale dell'ipertensione arteriosa non è tanto la condizione in sé, ma le complicanze che ne possono derivare se non viene tenuta sotto controllo. A lungo andare infatti, i vasi sanguigni vengono erosi e subiscono gravi danni. La conseguenza più comune è l'aterosclerosi, cioè la formazione di placche di lipidi a globuli bianchi che possono anche dare origine a coaguli di sangue e trombi che ostruiscono l'arteria.

A questo punto, la situazione subisce un drastico peggioramento: il sangue non riuscirà a circolare in modo normale e non porterà tutti i nutrienti e l'ossigeno agli altri organi del tuo corpo. Il risultato è che questi ne richiederanno di più al cuore e il muscolo cardiaco aumenterà la frequenza dei battiti e la potenza della gittata. Così facendo però aumenterà il grado di ipertensione e si aprirà la strada per una serie di complicanze gravi, come insufficienza cardiaca, infarto e ictus. Il miocardio infatti, cioè il tessuto che riveste e protegge il cuore, diventerà più spesso per far fronte all'aumento della domanda, ma così facendo rischierà di compromettere la funzionalità cardiaca.

Ictus, infarto, ma anche problemi ai reni e deficit cognitivi

Oltre al cuore e alle arterie, ci sono anche altri organi che possono venire colpiti in modo indiretto dall'ipertensione arteriosa. Innanzitutto i reni, perché i vasi che dovrebbero portar loro il siero sono indeboliti e rovinati e danno quindi origine a stenosi, cioè restringimenti. Questa situazione non piò che mettere a repentaglio l'attività di questa parte di organismo con il compito di eliminare le scorie e le tossine prodotte dall'intero sistema. Potresti quindi andare incontro a nefropatia ipertensiva, che può dar luogo a sintomi come mal di testa, nausea e persino convulsioni.

La possibile vista offuscata, invece, dipende dal fatto che anche le arterie e i canali che dovrebbero arrivare agli occhi e irrorare la parte del cervello che regola questo senso non lavoreranno come dovrebbero. E per la stessa ragione, potresti notare anche la comparsa di deficit cognitivi, come problemi di memoria o di ragionamento. Tieni presente che la pressione alta è fattore di rischio per la comparsa della demenza.

I fattori di rischio per l'ipertensione arteriosa

Ci sono diversi fattori di rischio ai quali dovresti prestare attenzione, per capire se potresti soffrire di ipertensione arteriosa, pur non essendotene mai accorto. Per prima cosa, l'età: più avanza e maggiore sono le probabilità, perché i vasi sanguigni di deteriorano e il cuore inizia a dare qualche segno di cedimento e a non lavorare più in modo efficace. Cerca poi di fare mente locale su eventuali casi che si sono già verificati in famiglia, perché è un segnale che ti fa capire che puoi esserne soggetto anche tu.

Magari poi soffri già di alcune malattie croniche, come diabete o insufficienza renale. In quel caso dovresti controllare la pressione molto spesso ed essere seguito da un medico e da uno specialista.

E poi, naturalmente, c'è lo stile di vita. Se tendi a essere molto sedentario e questa cattiva abitudine viene accompagnata da una dieta ricca di sale, le tue arterie a un certo punto ne risentiranno. Ne deriverà infatti una situazione di sovrappeso, se non di obesità, che favoriranno il deterioramento delle pareti dei vasi sanguigni e la formazione di placche nelle arterie. Anche la carenza di vitamina D può aumentare il rischio di pressione alta.

Se poi ti sottoponi a forti e continui stress, che magari ti provocano anche insonnia, o ti portano a fumare di più, la tua circolazione non ne sarà felice. Infine, l'abuso di alcol, così come di sostanze stupefacenti, aumentano le probabilità.

La cura per l'ipertensione arteriosa

La cura per l'ipertensione arteriosa prevede innanzitutto un cambiamento nello stile di vita e nell'alimentazione. Più avanti cercheremo di capire quale sia la dieta che dovresti seguire. In ogni caso saranno il tuo medico e il dietologo a spiegarti bene come rivedere le tue abitudini. Ricorda comunque che il fine della terapia, che è cronica e quindi non può mai venire interrotta, è quello di riportare i valori della tua pressione entro i limiti della norma. Se li abbassi solamente, non scompaiono i rischi di cui ti ho parlato prima.

Come prima cosa, dovrai cambiare stile di vita e alimentazione

La diagnosi di ipertensione arteriosa viene fatta, naturalmente, misurando la pressione. Ma il problema deve poi essere approfondito con alcuni esami, come quello delle urine, del sangue e un elettrocardiogramma, per capire siano già stati danneggiati cuore e reni.

Una volta chiarita la situazione, è probabile che il medico ti prescriva una terapia farmacologica. Vi sono diversi farmaci che possono essere utilizzati e, in alcuni casi, vengono anche somministrati insieme. Tieni presente però che sarà necessario aspettare un po' di tempo per capire come reagisca il tuo corpo e quali siano le medicine più adatte a te, perciò è probabile che tu debba provare diversi prodotti prima di arrivare a quello corretto.

In ogni caso, i farmaci per l'ipertensione sono:

  • ACE inibitori, antagonisti del recettore per l'angiotensina II o sartani, inibitori diretti della renina: tutti questi principi attivi hanno la funzione di interagire con alcune sostanze che compongono il meccanismo ormonale che regola la pressione e che, in termini tecnici prende il nome di sistema renina-angiotensina-aldosterone.
  • Calcio antagonisti: favoriscono la dilatazione dei vasi e così facendo riducono la pressione contro le pareti.
  • Diuretici: per facilitare l'eliminazione di sali minerali in eccesso e soprattutto di sodio, che deriva proprio dall'abbondanza di sale nella dieta
  • Alfa e beta bloccanti: influenzano i meccanismi nervoso che controllano la tua pressione arteriosa
  • Simpaticolitici ad azione centrale: agiscono a livello del sistema nervoso centrale, che contribuisce sempre al controllo della pressione

La dieta per l'ipertensione arteriosa

Se soffri di ipertensione arteriosa, ma anche per prevenire questo problema, dovresti regolarizzare la tua dieta. Non si tratta semplicemente di mangiare in modo più sano, ma di sapere quali alimenti e quali nutrienti dovresti prediligere oppure evitare. Innanzitutto, il sale: cerca di utilizzare spezie ed erbe aromatiche per insaporire i tuoi piatti, perché l'eccesso di sodio peggiora il problema. Non mi riferisco solo a quello che tu stesso inserisci nei piatti, ma anche ai condimenti nascosti nei piatti già pronti o nei prodotti industriali. Leggi quindi con attenzione l'etichetta quando fai la spesa, perché se è evidente che dovrai lasciar perdere i pacchetti di patatine, potrebbe essere meno spontaneo evitare pane e grissini. Eppure, iniziano a diventare proibiti. Potresti però riscoprire la versione toscana, senza sale.

Naturalmente il no si estende anche ai salumi e ai formaggi molto stagionati e a tutti quegli alimenti che sono costituiti da sostanze come glutammato di sodio, ad esempio il dado per il brodo, il benzoato di sodio, che puoi trovare nelle salse già pronte, e il citrato di sodio, che si trova addirittura nei dolci per esaltarne il sapore. Non significa che tu debba dimenticarteli per sempre, ma dovrai limitare davvero molto il loro consumo. Per farti un esempio: sono consentiti non più di 50 grammi di salume a settimana, ed è meglio se si tratta di prosciutto cotto o se deriva da carne di pollo o tacchino.

Dovresti invece aumentare l'apporto di calcio e potassio, scegliendo quei cibi che ne contengono di più. Tra questi vi sono i legumi, ma anche il latte e lo yogurt, meglio se non ha troppi zuccheri aggiunti e se è magro. Ovviamente, poi, anche la frutta e la verdura saranno molto importanti nella tua dieta, anche perché contengono molti antiossidanti che proteggono la circolazione e i vasi sanguigni.

Per quanto riguarda le bevande, invece, cerca di mantenerti almeno sui 2 litri di acqua al giorno, perché favorisce il controllo della pressione. Non esagerare invece con la caffeina e le sostanze eccitanti: mantieniti sulle 2 tazzine al giorno. L'alcol invece è bene evitarlo fin che puoi. Tieniti il bicchiere di vino, di birra o il bicchierino di liquore per una serata con gli amici e cerca invece di non berne altro nel resto dei giorni.

Come prevenire l'ipertensione arteriosa

Soprattutto se sai di presentare uno dei fattori di rischio elencati in precedenza e, in ogni caso, per cercare di prevenire la possibilità di soffrire di ipertensione arteriosa, ci sono alcuni cambiamenti nel tuo stile di vita che dovresti apportare. Prima di tutto nella dieta, povera di sale ma ricca di ortaggi e alimenti contenti calcio e potassio.

Cerca poi di fare almeno 30 minuti al giorni di attività fisica, magari provando ad andare al lavoro a piedi o prendendo le scale anziché l'ascensore.

Infine, mantieni controllata la pressione, perché, come ti dicevo, l'ipertensione il più delle volte non dà sintomi. Puoi recarti dal medico o all'Asl per un esame periodico, ma su Ohga ti abbiamo già spiegato come misurare la pressione anche a casa tua.

Fonti| Humanitas; Fondazione Veronesi; Società Italiana dell'Ipertensione Arteriosa

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.