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30 Novembre 2019
9:00

Senza glifosato cambierà davvero qualcosa?

Il glifosato è diventato il simbolo della lotta contro l'agricoltura intensiva a favore invece di quella biologica. Lotta condivisibile, se non fosse che nel 2050 dovremo sfamare 10 miliardi di persone. L'attenzione si è rivolta solo sul glifosato, quando la minaccia più seria per la salute proviene dall'effetto cocktail.

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Senza glifosato cambierà davvero qualcosa?
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Mediaticamente gli allarmi sulla salute sono più forti di quelli ambientali. Ricordi la polemica sull'olio di palma? Gran parte dei consumatori ha cominciato a evitarlo solo quando si è diffusa la notizia che era un grasso molto nocivo. Ma fino a quel momento, nonostante le campagne di Greenpeace e altre associazioni, nessuno si curava della deforestazione in Indonesia e della possibile estinzione degli oranghi.

La stessa situazione si è ripresentata con il glifosato. Tutto è iniziato nel 2015 con la pubblicazione della monografia dello Iarc, in cui il composto chimico veniva inserito nel gruppo 2A, cioè tra le sostanze probabilmente cancerogene. Come le carni rosse, che però non sono certo state bandite dalle nostre tavole. Ma che vanno comunque consumate con moderazione.

Il punto è che lo Iarc valuta il pericolo e non il rischio, come ci ha spiegato bene la dottoressa Fiorella Belpoggi che sta studiando i possibili effetti del glifosato sulla salute. Le due cose non vanno confuse. Per questo, finché non sarà sufficientemente dimostrata la cancerogenicità del glifosato, le varie agenzie di regolamentazione hanno posto dei limiti, ma non del tutto vietato l'uso. Un tale provvedimento potrebbe tra l'altro avere delle conseguenze negative sulla produzione agricola.

Ognuno di noi vorrebbe che si adottasse ovunque un modello naturale e sostenibile di agricoltura. Bisogna però essere realistici: nel 2050 si prevede che sul pianeta saremo in 10 miliardi. Potremo tutti godere di prodotti biologici? La risposta è no, ovviamente. Viene da pensare che tolto di mezzo il glifosato, ci ritroveremo punto e a capo, con le multinazionali dell'agrofarmaco che svilupperanno nuovi formulati e le grandi aziende agricole che continueranno a usare altri pesticidi, fungicidi, erbicidi e via dicendo, per ottimizzare al massimo la produttività dei campi.

La minaccia più grave per noi consumatori non è il glifosato, ma il cosiddetto "effetto cocktail" (quanti ne hanno sentito parlare?), ossia il combinato dei residui di varie sostanze chimiche che si possono ritrovare negli alimenti che mangiamo. Parliamo di questo. Non solo del glifosato. Quest'ultimo è diventato il simbolo di una battaglia che vale la pena portare avanti, quella per un'agricoltura che non fa un uso eccessivo di pesticidi e altre sostanze che comunque danneggiano l'ambiente.

Riportiamo però il dibattito sui binari della scienza, senza abbandonarsi al sensazionalismo.

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.