Cos’è l’immunoterapia e come funziona l’alleanza con il sistema immunitario per sconfiggere i tumori

Stimolare il sistema immunitario del paziente per contrastare l’avanzamento di una malattia. È il principio base dell’immunoterapia, una vera svolta nella battaglia contro i tumori, che potrebbe affiancare o addirittura sostituire cure tradizionali, ma invasive, come la chemio e la radioterapia.
Gaia Cortese 27 dicembre 2018
* ultima modifica il 01/04/2019
Con la collaborazione del Dott. Roberto Bollina Oncologo e Direttore Sanitario ASST Rhodense

Il nostro organismo è difeso da un vero e proprio esercito: il sistema immunitario. Tutte le cellule che si occupano di difenderci da virus e batteri nascono dal midollo osseo e sono di tre tipi diversi: monociti, mastociti e linfociti (B e T). Fortunatamente non si tratta di un esercito di barbari anarchici. Il nostro organismo, infatti, prevede delle precise procedure di controllo della risposta immunitaria ossia delle reazioni biochimiche che bloccano i linfociti quando è necessario. Questo accade per evitare che all’interno del nostro corpo si scateni una guerra dove sia difficile distinguere i buoni dai cattivi. Ebbene, sulla membrana dei linfociti ci sono dei recettori che, quando si legano con particolari molecole di membrana delle altre cellule del nostro corpo, inibiscono l'innata volontà omicida.

Anche le cellule tumorali, trattandosi di mutazioni delle cellule del nostro corpo, possono presentare queste molecole inibitrici sulla loro superficie. Su alcune cellule cancerogene, per esempio, è stata scoperta la molecola PD-L1 che si lega ai recettori PD-1 dei linfociti T, bloccando la risposta immunitaria che dovrebbe eliminarle. Se questi recettori non fossero attivati, il tumore potrebbe essere controllato.

È su questo principio che lavora l’immunoterapia, ovvero sulla stimolazione del sistema immunitario del paziente perché possa reagire a una malattia. La terapia si basa sull’utilizzo di determinati farmaci che, legandosi ai recettori, impediscono la soppressione della risposta immunitaria associata a quello specifico recettore; a questo punto i linfociti non hanno più inibizioni e possono eliminare il tumore fino all'ultima cellula.

Se l’immunoterapia dovesse rivelarsi una svolta nella cura di vari, se non tutti, i tipi di tumore, chirurgia, radio e chemioterapia, considerate fino ad oggi le cure tradizionali per combattere i tumori, ma anche ritenute tecniche invasive e non sempre efficaci, potrebbero essere affiancate con successo da questo nuovo approccio medico. Lavorando con specifiche molecole e su determinati recettori è possibile sollecitare una risposta indirizzata al tumore, limitando i danni al resto dell’organismo. Il processo ora è noto, occorre affinarlo il più possibile per limitare eventuali danni collaterali.

L’idea di sfruttare il sistema immunitario per contrastare i tumori, ma anche altre patologie come l’AIDS, è venuta ai Premi Nobel per la scoperta Tasuku Honjo dell’Università di Tokio e James P. Allison dell’Anderson Cancer Center. I due studiosi si incontrano in Texas nel 1982, ma la collaborazione ha inizio solo negli anni ‘90 quando Allison scopre la prima proteina che si lega ai recettori dei linfociti (CTLA-4), mentre Honjo, scopre un processo analogo con la molecola PD-L1 che si lega ai recettori PD-1 dei linfociti T.

"Intorno al 2050, quasi tutti i tumori saranno trattati con l’immunoterapia di qualche tipo. Avremo conquistato il cancro – ha dichiarato il Premio Nobel per la Medicina 2018, Tasuku Honjo -. Non posso dire quando con certezza, ma in meno di vent’anni molti pazienti sono stati curati completamente con l’immunoterapia. E ora ce ne sono in cura molti di più".

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito il parere del Dottor Roberto Bollina, Medico oncologo e Direttore Sanitario ASST Rhodense, sulle terapie immuno-oncologiche nei pazienti affetti da tumore:

"Il sistema immunitario è il sistema di difesa naturale del nostro organismo. Si tratta di un insieme di organi, cellule e molecole che proteggono da infezioni, tumori e altre malattie. Quando un organismo estraneo, ad esempio un batterio, entra nel nostro corpo, il sistema immunitario lo riconosce e lo attacca, impedendogli di causare un danno. Questo processo viene definito risposta immunitaria. Le cellule cancerogene sono molto diverse dalle normali cellule presenti nel corpo, di conseguenza, il sistema immunitario le attacca quando è in grado di riconoscerle. Le cellule cancerogene spesso trovano sistemi per camuffarsi da normali cellule, cosicché il sistema immunitario non sempre le riconosce come pericolose. Inoltre, nel tempo queste possono mutare, come i virus, e quindi eludere le difese immunitarie.

Le terapie immuno-oncologiche attivano il nostro sistema immunitario, rendendolo in grado di riconoscere e distruggere le cellule cancerogene. Le terapie immuno-oncologiche hanno delle caratteristiche di diversità dalle altre terapie: sono dirette al sistema immunitario del nostro corpo, non al tumore in sé; rendono il sistema immunitario capace di riconoscere e attaccare in modo selettivo le cellule cancerogene; producono una memoria di lunga durata nel sistema immunitario, così da permettergli di adattarsi continuamente al tumore nel tempo, fornendo una risposta costante e a lungo termine contro di esso. Le terapie immuno-oncologiche funzionano contro numerosi tipi di tumore, e oggi sono disponibili per i pazienti con melanoma avanzato1 e tumore della prostata3, oltre a essere attualmente in fase di studio per un gran numero di tumori  tra i più difficili da trattare.

Si ritiene che le terapie immuno-oncologiche diverranno una parte importante della terapia antitumorale negli anni a venire, accanto a chirurgia, radioterapia, chemioterapia e trattamento con anticorpi monoclonali. Tuttavia, la scienza immuno-oncologica è ancora in evoluzione e vi sono molti importanti interrogativi che attendono risposte. Le terapie immuno-oncologiche non sono efficaci in tutti i pazienti e la ricerca sta cercando di comprendere quali fattori determinano la risposta di alcuni pazienti a una specifica terapia. I dati provenienti da sperimentazioni cliniche suggeriscono che gli effetti delle terapie immuno-oncologiche sulle cellule cancerogene possono durare a lungo nel tempo, stimolando il sistema immunitario a combattere contro di esse, persino dopo la remissione.

Questa notevole caratteristica delle terapie immuno-oncologiche offre per la prima volta, una speranza di sopravvivenza a lungo termine e di qualità per molti pazienti la cui prognosi sarebbe infausta. Inoltre, gli effetti collaterali delle terapie immuno-oncologiche sono gestibili confrontati con le altre terapie antitumorali. Pertanto, i trattamenti immuno-oncologici possono avere un impatto positivo determinante sulla capacità del paziente di tornare alla vita lavorativa e condurre un’esistenza sana e produttiva".

Fonte| Istituto Europeo di Oncologia

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