Cos’è l’immunoterapia e come funziona l’alleanza con il sistema immunitario per sconfiggere i tumori

Stimolare il sistema immunitario del paziente per contrastare l’avanzamento di una malattia. È il principio base dell’immunoterapia, una vera svolta nella battaglia contro i tumori, che potrebbe affiancare o addirittura sostituire cure tradizionali, ma invasive, come la chemio e la radioterapia.
Gaia Cortese 27 dicembre 2018
* ultima modifica il 28/08/2019
Con la collaborazione del Dott. Roberto Bollina Oncologo e Direttore Sanitario ASST Rhodense

Ne avrai sentito parlare spesso ultimamente, poiché si tratta della nuova frontiera per le cure contro il cancro. L'immunoterapia è una strada che fino a questo momento non era mai stata percorsa: potenziare le tue stesse difese immunitarie, in modo che diventino in grado di attaccare la formazione maligna. Al momento è stata testata con successo soprattutto nei confronti di alcune neoplasie, come quella al polmone o il melanoma, ma sempre affiancata dai trattamenti più tradizionali, come la chemioterapia e la radioterapia.

Cos'è l'immunoterapia

L'immunoterapia è una stimolazione del tuo sistema immunitario, in modo che possa reagire a una malattia. Malattia che di solito è un tumore. Ma per capire meglio, bisogna partire dall'inizio.

Il nostro organismo è difeso da un vero e proprio esercito: il sistema immunitario. Tutte le cellule che si occupano di difenderci da virus e batteri nascono dal midollo osseo e sono di tre tipi diversi: monociti, mastociti e linfociti (B e T). Fortunatamente non si tratta di un esercito di barbari anarchici. Il nostro organismo, infatti, prevede delle precise procedure di controllo della risposta immunitaria ossia delle reazioni biochimiche che bloccano i linfociti quando è necessario. Questo accade per evitare che all’interno del nostro corpo si scateni una guerra dove sia difficile distinguere i buoni dai cattivi. Ebbene, sulla membrana dei linfociti ci sono dei recettori che, quando si legano con particolari molecole di membrana a delle altre cellule del nostro corpo, inibiscono l'innata volontà omicida.

Anche le cellule tumorali, trattandosi di mutazioni delle cellule del nostro corpo, possono presentare queste molecole inibitrici sulla loro superficie. Su alcune cellule cancerogene, per esempio, è stata scoperta la molecola PD-L1 che si lega ai recettori PD-1 dei linfociti T, bloccando la risposta immunitaria che dovrebbe eliminarle. Se questi recettori non fossero attivati, il tumore potrebbe essere controllato. È su questo principio che lavora l’immunoterapia. 

Come funziona l'immunoterapia

L'immunoterapia funziona attivando e potenziando la tua risposta immunitaria. Si basa infatti sull’utilizzo di determinati farmaci che, legandosi ai recettori, impediscono la soppressione degli anticorpi associati a quello specifico recettore; a questo punto i linfociti non hanno più inibizioni e possono eliminare il tumore fino all'ultima cellula.

Se l’immunoterapia dovesse rivelarsi una svolta nella cura di vari, se non tutti, i tipi di tumore, chirurgia, radio e chemioterapia, considerate fino ad oggi le cure tradizionali per combattere i tumori, ma anche ritenute tecniche invasive e non sempre efficaci, potrebbero essere affiancate con successo da questo nuovo approccio medico. Lavorando con specifiche molecole e su determinati recettori è possibile sollecitare una risposta indirizzata al tumore, limitando i danni al resto dell’organismo. Il processo ora è noto, occorre affinarlo il più possibile per limitare eventuali danni collaterali.

Per quali tumori è efficace l'immunoterapia

Quando si parla di immunoterapia, ci si riferisce in realtà a un insieme di tecniche, che non funzionano allo stesso modo per ogni tipo di tumore. Al momento, l'immunoterapia è considerata efficace contro il cancro al polmone, il melanoma, le neoplasie che si formano tra la testa e il collo, il cancro al rene e quello alla prostata. Il 50% dei pazienti ha infatti risposto positivamente alle cure, anche se, ricorda, è comunque un trattamento che viene fatto in aggiunta e non in alternativa alle cure più tradizionali.

La ricerca però prosegue in questa direzione. È stata ad esempio individuata una proteina che potrebbe bloccare lo sviluppo di diversi tumori, così come sono stati scoperti alcuni tipi di neutrofili che possono attivare la risposta dei linfociti T. Più nel dettaglio, l'immunoterapia ha dato dei buoni risultati anche per quanto riguarda le cure per il cancro al colon-retto e per quello al seno.

Traguardi meno eclatanti, ma comunque significativi sono stati ottenuti per il glioblastoma, una forma di tumore al cervello, e per il cancro al fegato.

Immunoterapia: dove si fa

Esistono centri specializzati per questo tipo di trattamento, ma in generale l'immunoterapia si fa nei reparti di Oncologia degli ospedali. Naturalmente, non tutte le strutture sanitarie sono già attrezzate per offrirti le nuove cure, ma è altamente probabile che in una grande città ci sia almeno un luogo dove venga praticata. Attenzione, però: come ti dicevo prima, non si sta parlando di una singola terapia, ma di un insieme, i cui componenti variano in base al tipo di tumore che deve essere trattato. Non basta quindi che un ospedale la preveda, devi anche accertarti che somministri proprio quella di cui ha bisogno.

In Italia, fa piacere sottolinearlo, siamo piuttosto avanti per quanto riguarda il nuovo approccio contro il cancro. I nostri esperti hanno dato un grande contributo alla ricerca e alla sperimentazione e nel 2018 a Siena è nato il primo Centro di immunoterapia d'Europa. Un intero istituto, cioè, interamente dedicato a questo trattamento, che unisce programmi di studio e pratica clinica. Certamente qui potrai trovare la cura migliore per la forma di tumore che ti ha colpito.

Chi ha scoperto l'immunoterapia

L’idea di sfruttare il sistema immunitario per contrastare i tumori, ma anche altre patologie come l’AIDS, è venuta ai Premi Nobel per la scoperta Tasuku Honjo dell’Università di Tokio e James P. Allison dell’Anderson Cancer Center. I due studiosi si incontrano in Texas nel 1982, ma la collaborazione ha inizio solo negli anni ‘90 quando Allison scopre la prima proteina che si lega ai recettori dei linfociti (CTLA-4), mentre Honjo, scopre un processo analogo con la molecola PD-L1 che si lega ai recettori PD-1 dei linfociti T.

"Intorno al 2050, quasi tutti i tumori saranno trattati con l’immunoterapia di qualche tipo. Avremo conquistato il cancro – ha dichiarato il Premio Nobel per la Medicina 2018, Tasuku Honjo -. Non posso dire quando con certezza, ma in meno di vent’anni molti pazienti sono stati curati completamente con l’immunoterapia. E ora ce ne sono in cura molti di più".

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito il parere del Dottor Roberto Bollina, Medico oncologo e Direttore Sanitario ASST Rhodense, sulle terapie immuno-oncologiche nei pazienti affetti da tumore:

"Il sistema immunitario è il sistema di difesa naturale del nostro organismo. Si tratta di un insieme di organi, cellule e molecole che proteggono da infezioni, tumori e altre malattie. Quando un organismo estraneo, ad esempio un batterio, entra nel nostro corpo, il sistema immunitario lo riconosce e lo attacca, impedendogli di causare un danno. Questo processo viene definito risposta immunitaria. Le cellule cancerogene sono molto diverse dalle normali cellule presenti nel corpo, di conseguenza, il sistema immunitario le attacca quando è in grado di riconoscerle. Le cellule cancerogene spesso trovano sistemi per camuffarsi da normali cellule, cosicché il sistema immunitario non sempre le riconosce come pericolose. Inoltre, nel tempo queste possono mutare, come i virus, e quindi eludere le difese immunitarie.

Le terapie immuno-oncologiche attivano il nostro sistema immunitario, rendendolo in grado di riconoscere e distruggere le cellule cancerogene. Le terapie immuno-oncologiche hanno delle caratteristiche di diversità dalle altre terapie: sono dirette al sistema immunitario del nostro corpo, non al tumore in sé; rendono il sistema immunitario capace di riconoscere e attaccare in modo selettivo le cellule cancerogene; producono una memoria di lunga durata nel sistema immunitario, così da permettergli di adattarsi continuamente al tumore nel tempo, fornendo una risposta costante e a lungo termine contro di esso. Le terapie immuno-oncologiche funzionano contro numerosi tipi di tumore, e oggi sono disponibili per i pazienti con melanoma avanzato1 e tumore della prostata3, oltre a essere attualmente in fase di studio per un gran numero di tumori  tra i più difficili da trattare.

Si ritiene che le terapie immuno-oncologiche diverranno una parte importante della terapia antitumorale negli anni a venire, accanto a chirurgia, radioterapia, chemioterapia e trattamento con anticorpi monoclonali. Tuttavia, la scienza immuno-oncologica è ancora in evoluzione e vi sono molti importanti interrogativi che attendono risposte. Le terapie immuno-oncologiche non sono efficaci in tutti i pazienti e la ricerca sta cercando di comprendere quali fattori determinano la risposta di alcuni pazienti a una specifica terapia. I dati provenienti da sperimentazioni cliniche suggeriscono che gli effetti delle terapie immuno-oncologiche sulle cellule cancerogene possono durare a lungo nel tempo, stimolando il sistema immunitario a combattere contro di esse, persino dopo la remissione.

Questa notevole caratteristica delle terapie immuno-oncologiche offre per la prima volta, una speranza di sopravvivenza a lungo termine e di qualità per molti pazienti la cui prognosi sarebbe infausta. Inoltre, gli effetti collaterali delle terapie immuno-oncologiche sono gestibili confrontati con le altre terapie antitumorali. Pertanto, i trattamenti immuno-oncologici possono avere un impatto positivo determinante sulla capacità del paziente di tornare alla vita lavorativa e condurre un’esistenza sana e produttiva".

(Ultima modifica di Giulia Dallagiovanna, il 28/08/2019)

Fonte| Istituto Europeo di Oncologia

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