Flogosi, come si sviluppa l’infiammazione

La flogosi è uno stato infiammatorio. Questa parola non indica né dove si manifesta l’infiammazione né perché. E’ un termine assolutamente generico che però ha il compito di sottolineare quel processo compiuto dal corpo quando agenti esterni lo “aggredescino”. Vediamo insieme gli stadi, i tipi di flogosi e come si cura.
Valentina Rorato 5 Agosto 2020
* ultima modifica il 28/08/2020

Ti sarà capitato in molte occasioni di sentir parlare di infiammazione, un po’ meno di flogosi. E' un termine con un'accezione decisamente più tecnica che indica un’infiammazione, intesa come un meccanismo del corpo di difesa e non specifico.

Cos’è

La flogosi è un’infiammazione, possiamo leggere queste due parole come sinonimi. È una reazione prevalentemente locale ed è la risposta a un danno, provocato da agenti fisici (come lesioni, calore e radiazioni), chimici (acidi o basi forti), biologici  (batteri, virus e parassiti) o necrosi e ipossia. Chi è che reagisce a questi agenti? Le cellule sopravvissute al danno. Praticamente la zona sana vicina a quel punto vulnerabile da un trauma o da un’infezione scatena la cosiddetta infiammazione.

Fasi della flogosi

La flogosi non si manifesta in modo improvviso, anche nella sua condizione acuta. Di solito segue un ordine, una sorta di stadi:

  • vasodilatazione: provoca un aumento del flusso sanguigno con conseguente iperemia
  • formazione di essudato: fluido extravascolare ricco di proteine ​​plasmatiche
  • diapedesi: migrazione dei globuli bianchi (leucociti) dal microcircolo al compartimento extracellulare
  • chemiotassi: accumulo di leucociti nel sito della lesione in seguito al rilascio di mediatori chimici (citochine)
  • fagocitosi: ingestione e distruzione di microrganismi patogeni e detriti cellulari da parte di alcuni leucociti (granulociti, neutrofili e macrofagi), seguita dalla risoluzione o dalla cronicizzazione del processo infiammatorio

Tipi di infiammazione

La flogosi è classificata in base al periodo di tempo, quindi alla lunghezza della malattia, e in questa logica si può distinguere tra infiammazione acuta e cronica.

Flogosi cronica

La flogosi cronica può essere il risultato di un'infiammazione acuta o essere di natura cronica sin dall'inizio e si protrae per mesi. Questa condizione può essere a sua volta distinta in interstiziale e granulomatosa (infiammazione circoscritta).

Flogosi acuta

La flogosi acuta parte subito come infiammazione molto dolorosa e seria, però ha una risoluzione che dura poco tempo (massimo qualche settimana).

Sintomi

I sintomo tipici della flogosi sono:

  • dolore
  • ipersensibilità
  • gonfiore
  • addensamento siero o pus
  • arrossamento e calore
  • febbre (anche elevata) e brividi
  • tachicardia
  • stanchezza e malessere generale
  • compromissione funzionale della zona colpita

La sensazione di dolore è a sua volta regolata dai centri del sistema nervoso centrale. La percezione del dolore associato alla lesione è soggettiva e influenzata dall'ambiente esterno. La risposta infiammatoria comprende, inoltre, una componente vascolare (angiophlogosis ) e una componente tissutale (istoflogosi), che si combinano in varie proporzioni a seconda se il processo è acuto o cronico.

Diagnosi e cure

Per diagnosticare uno stato infiammatorio serve prima di tutto un esame obiettivo del medico, soprattutto se la flogosi è superficiale, e poi sono richiesti degli esami del sangue, che dovrebbero confermare una leucocitosi. La flogosi può essere pericolosa, quando coinvolge organi di vitale importanza e quando si manifesta in concomitanza di altre patologie, come il diabete, l’obesità o tumori. Come si cura? La terapia ovviamente deve essere studiata in base alla patologia e di norma comprende antinfiammatori, antidolorifici e antibiotici.

Cosa mangiare

La flogosi può essere condizionata da ciò che mangi, perché ci sono dei cibi che possono attivare i processi infiammatori e dei cibi che invece hanno proprietà anti-infiammatorie. Via libera quindi a i prodotti che contengono antiossidanti (omega-3, zinco, selenio, vitamine B12, C, D, E, coenzima Q) e  con un basso indice glicemico, come olio di oliva, pesci grassi, noci, e ovviamente ricordati di consumate  verdura a foglia verde come gli spinaci, pomodori e frutta, soprattutto ciliegie, mirtilli e arance. Vanno invece ridotti i cibi pronti, ricchi di zuccheri raffinati e grassi saturi, che possono alterare il microbiota intestinale.

Fonte | Humanitas; Msd Manuals

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