Plastica: il nemico indistruttibile che sta soffocando il Pianeta

L’abbiamo sempre usata, si trova letteralmente dappertutto. Eppure dovremmo liberarcene alla svelta, perché sta letteralmente soffocando il nostro Pianeta. Di cui è diventata il nemico numero uno.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
22 luglio 2019

Era il materiale del futuro. Oggi è il nemico numero uno del Pianeta. La plastica, quel polimero che in pochissimi anni è riuscita a diventare uno dei materiali più utilizzati in assoluto, oggi è il mostro contro cui combattere ogni giorno. Senza esclusione di colpi.

Quanta plastica?

Partiamo innanzitutto dai numeri, che quando si parla di plastica sono a dir poco spaventosi. Eh già, perché la produzione di questo materiale è passata da 2 milioni di tonnellate nel 1950 alle 340 milioni di oggi. E, naturalmente, smaltire tutti i rifiuti prodotti dall’utilizzo di questa quantità di plastica è praticamente impossibile. Infatti, sembra che solo il 15% dei rifiuti plastici prodotti nel mondo venga riciclato, e quindi avviato a seconda vita. Tutto il resto viene portato in discarica in attesa di essere incenerito, oppure disperso nell’ambiente. Ed è proprio questa la causa principale delle 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici che ogni anno vengono scaricate nei mari di tutto il mondo, provocando danni al limite dell’irreparabile come il Great Pacific Garbage Patch, la più grande delle sette isole di plastica che galleggiano negli oceani del mondo, la morte di centinaia di specie tra cui capodogli, delfini, tartarughe e coralli e la scomparsa di interi fiumi sotto milioni di bottigliette. Ma non solo. Perché la plastica colpisce anche l’alta montagna, dove arriva trasportata dal vento, le scogliere su cui si applica come un malsano rivestimento, gli animali del bosco che si nutrono degli involucri di cibo abbandonati. Non si salva niente. Neppure noi.

Da dove arriva?

Le origini di tutta questa plastica sono tantissime. Infatti, quasi ogni cosa attorno a te è fatta di plastica. A partire dagli occhiali che indossi, le suole delle tue scarpe, il tuo computer e il tuo telefono, gli interni della tua auto, le componenti della tua bicicletta. Ma anche le cuffie e le casse con cui ascolti la musica, i sedili della metropolitana, le carte di credito che hai nel portafogli, le sedie e i tavoli che tieni in giardino. Potrei andare avanti così per giorni, perché purtroppo la situazione è proprio questa. La plastica è dappertutto, e fa malissimo all’ambiente.

Un aspetto che senza ombra di dubbio ha peggiorato in modo quasi irrimediabile la situazione di emergenza del rifiuto plastico è il concetto di “monouso”. Trattandosi di un materiale igienico e dal costo bassissimo, infatti, la plastica è stata riconosciuta come materiale privilegiato per tantissimi prodotti usa e getta. A cominciare da bottigliette per acqua e bibite, per poi passare a stoviglie e a qualsiasi altro oggetto ti possa venire in mente che hai utilizzato e gettato via dopo appena un utilizzo. Questa situazione di estrema comodità ed economicità ha portato le persone a utilizzare il polimero in modo indiscriminato, senza curarsi di come sarebbe stato gestito il suo fine vita. E nel corso del tempo, la situazione è precipitata a tal punto da indurre diverse amministrazioni, e addirittura l’Unione europea, a vietare la produzione e la commercializzazione dei dieci oggetti in plastica monouso maggiormente reperiti sulle spiagge nei mari comunitari.

Ma a inquinare e danneggiare il nostro ambiente non ci sono soltanto piccole stoviglie e piattini da pic nic. Un oggetto a cui raramente hai pensato come nemico della natura, forse a causa del concetto positivo che porta sempre con sé, è il palloncino. I palloncini sono uno degli oggetti prediletti dai bambini. Li portiamo in giro attaccati a un filo e una volta volati via non pensiamo minimamente a dove potrebbero finire una volta tornati a terra. Eppure nessuno va a raccoglierli e a buttarli nel bidone della differenziata! Rimangono lì, in mezzo a un prato o, peggio, a galleggiare nell’acqua del mare dove spesso vengono scambiati per meduse e ingeriti da qualche predatore marino. Un altro esempio possono essere le reti da pesca. Se non si lavora nel settore, infatti, riesce difficile ragionare su quanta attrezzatura di questo genere venga dispersa ogni giorno nei luoghi in cui viene utilizzata, ovvero in mare.

Un ultimo accenno che mi sento di fare riguarda la plastica che c’è, ma non si vede. Nel tuo dentifricio, nella tua crema per il viso o ancora nel tuo scrub, infatti, sono presenti migliaia e migliaia di minuscole microplastiche che una volta finite nello scarico si dirigeranno dritte dritte verso fiumi e oceani.

Microplastiche

Quello delle microplastiche è un tema che va affrontato, perché si tratta di un pericolo reale che spesso tuttavia non viene considerato perché pressoché invisibile. Le microplastiche, però, sebbene non si vedano, arrivano dappertutto. Dalle profondità degli abissi fino in cima ai ghiacciai d’alta quota. Gli oceani ne sono letteralmente pieni. Qui, le microplastiche sono presenti in quantità di 335.000 per km quadrato.

Questo significa che possono essere facilmente ingerite da pesci e molluschi, pesci e molluschi che poi vengono pescati e finiscono sulle nostre tavole e quindi nel nostro stomaco. A questo proposito, uno studio recente ha lasciato emergere un dato sconcertante. Noi esseri umani ingeriamo in media cinque grammi di plastica ogni settimana, l’equivalente di una carta di credito. Impressionante, vero?

Verso un mondo plastic free

Le azioni che si possono intraprendere per combattere un materiale che da risorsa imprescindibile si è trasformato nel principale nemico del Pianeta sono tantissime, eppure sembra che cambiare le proprie abitudini comporti uno sforzo maggiore del previsto. Ciò di cui il Pianeta avrebbe bisogno in questo momento è una transizione verso materiali più sostenibili, biodegradabili e compostabili come le bioplastiche, che consentano di spostare l’abitudine al monouso verso una minore produzione di rifiuti indifferenziati. Perché per fare la differenza servono decisioni grandi, con l’aiuto di tante piccole scelte individuali.

Questo articolo fa parte della rubrica
Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…