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Sepsi: da quali sintomi puoi riconoscere questa pericolosa complicanza e come si cura

La sepsi non è una malattia, bensì una complicanza potenzialmente letale di un’infezione che ha già colpito il tuo organismo e lo porta a produrre una risposta immunitaria eccessiva, definita sistemica perché riguarda tutto il corpo e non solo l’area infetta. La temperatura corporea potrebbe alzarsi o abbassarsi molto, ma è importante riconoscere sintomi più specifici come tachicardia o respiro accelerato perché curarla rapidamente è fondamentale per ridurre il rischio di setticemia e altre conseguenze gravi.
Giulia Dallagiovanna 4 Novembre 2021
* ultima modifica il 13/01/2022

Il termine sepsi indica la complicazione di un'infezione che si verifica in seguito ad una risposta infiammatoria esagerata da parte del tuo organismo, che è impegnato a combattere il processo infettivo ma finisce per danneggiare organi e tessuti, con conseguenze gravi che possono anche portare alla morte senza una cura tempestiva ed adeguata. Ti basti pensare che in Europa, ad esempio, si contano ogni anno 700mila casi di sepsi e, tra loro, 1 paziente su 5 non sopravvive.

Solitamente, la causa della sepsi è un'infezione di origine batterica, che più raramente può essere provocata da virus o funghi. Potresti aver già sentito parlare di questa complicanza in associazione con la setticemia, una parola che viene spesso utilizzata come sinonimo ma che in realtà si riferisce ad una possibile conseguenza della sepsi, ovvero l'invasione del sangue da parte dei batteri, nel caso specifico in cui questi ultimi sono responsabili dell'infezione.

In teoria la sepsi può insorgere in seguito a qualsiasi infezione, ma il rischio è maggiore negli individui dal sistema immunitario più debole, come neonati, anziani e persone immunocompromesse. I sintomi iniziali includono febbre molto alta o, al contrario, un drastico abbassamento della tua temperatura corporea. Ed è già in quel momento che è fondamentale recarsi al pronto soccorso.

Definizione

La sepsi è una complicanza potenzialmente mortale di un'infezione che hai già contratto. Si tratta di un evento raro, per fortuna, scatenato da una eccessiva risposta infiammatoria sistemica (SIRS) da parte dell'organismo, dovuta al fatto che alcuni microrganismi patogeni, più frequentemente dei batteri, siano riusciti a penetrare nel sangue in seguito al processo infettivo.

Il tuo corpo reagisce in questo modo sproporzionato perché avverte un pericolo imminente. Per questo viene innescato una sorta di allarme rosso che, però, paradossalmente, è proprio all'origine di un drastico peggioramento delle condizioni di salute.

Questo stato di infiammazione generalizzata infatti provoca un danno ai tessuti e agli organi che avrebbe dovuto proteggere, finendo per costringerti in terapia intensiva e rischiando di condurti al decesso. D'altronde, il termine sepsi deriva dal greco antico e significa "putrefazione", a dimostrazione delle conseguenze a cui può portare.

In realtà, va detto, se ti viene diagnosticata subito e trattata nel modo giusto, alla sepsi si può sopravvivere, dato che ricevendo le cure idonee a casa potrai godere di un recupero totale. Inoltre, per fortuna non è contagiosa, ma il problema principale si presenta quando la situazione si aggrava o si giunge alla setticemia. A questo punto dovranno per forza ricoverarti in terapia intensiva e la riuscita dei trattamenti potrebbe anche essere incerta.

Sepsi neonatale

Quando un bambino ha meno di tre mesi di vita, il suo sistema immunitario è ancora molto debole e soprattutto poco allenato. Se quindi l'organismo viene attaccato da un agente infettivo, le difese possono reagire in modo scorretto, finendo per attaccare i tessuti sani. Nei neonati la sepsi è quindi più frequente rispetto a quella in un individuo adulto e in buona salute e la si riconosce anche tramite sintomi specifici come una profonda e prolungata sonnolenza, pelle fredda e bluastra o con chiazze che non diventano più chiare se provi a premere con le dita e pannolino asciutto per oltre 12 ore.

Sintomi

I disturbi causati dalla sepsi ricordano naturalmente quelli di una normale infezione. Comincia infatti con una febbre alta e brividi, anche se in alcuni casi anche una temperatura corporea bassa potrebbe rappresentare un campanello d'allarme. Questi segnali sono accompagnati da altre manifestazioni come respiro accelerato e aumento del battito cardiaco (tachicardia). Questo è sicuramente il momento di intervenire con le terapie più appropriate, prima che subentri anche lo shock settico, che può essere mortale.

I segnali che ti possono far intuire che la situazione sta peggiorando sono:

  • debolezza molto intensa con possibile perdita di conoscenza
  • disturbi intestinali come diarrea, nausea o vomito
  • difficoltà respiratorie
  • pelle fredda, umida e pallida
  • presenza di chiazze che non schiariscono se operi una leggera pressione
  • confusione e disorientamento

Se invece hai un figlio piccolo, e ancor più se è neonato, non potrà spiegarti le sensazioni che avverte. Ci saranno quindi dei sintomi ai quali dovresti prestare maggiore attenzione. Oltre alla febbre e alle chiazze, potrebbero anche presentarsi delle convulsioni o una letargia profonda. Ascolta poi la sua respirazione e valuta se ti sembra affannosa o se deve fare lunghe pause tra un respiro e l'altro. Importanti poi sono anche la perdita di appetito e l'assenza di urina da almeno 12 ore, il rigonfiamento della fontanella, gli occhi incavati e la rigidità nel collo.

Cause

Come ti ho accennato, la causa principale della sepsi è un'infezione che può avere origine in qualsiasi parte del corpo. Il problema è dato dal fatto che i batteri o gli altri microrganismi che l'hanno provocata penetrano nel sangue e fanno sì che l'infezione non sia più limitata ad un'area specifica, ma coinvolga l'intero organismo, che quindi produce una risposta infiammatoria esagerata che è definita sistemica, o generalizzata, e che finisce per provocare danni a tessuti e organi.

Questo meccanismo può verificarsi più facilmente quando il tuo sistema immunitario è troppo debole e non riesce a produrre un quantitativo sufficiente di globuli bianchi per controllare il diffondersi delle cellule infette.

Le infezioni che possono causare la sepsi spesso si possono contrarre in ospedale, magari durante un lungo ricovero, anche dovuto a un intervento chirurgico, durante il quale il paziente ha più possibilità di entrare in contatto con i batteri che scatenano il problema. Di norma, le infezioni polmonari, dell'addome o delle vie urinarie sono quelle che più frequentemente possono dare origine ad una sepsi, ma più in generale le infezioni a cui fare attenzione sono:

  • polmonite
  • appendicite
  • peritonite
  • infezioni alle vie urinarie
  • colecistite
  • infezioni della pelle (magari provocata dall'inserimento di un catetere venoso)
  • infezioni insorte dopo un intervento chirurgico
  • meningite
  • encefalite
  • endocardite

Fattori di rischio

Come ti dicevo, la ragione principale per la quale insorge la sepsi è un sistema immunitario indebolito e ci sono quindi alcuni fattori di rischio che ti espongono di più a questa eventualità. Prima di tutto, se parliamo di un neonato o un bambino piccolo, le difese non sono ancora del tutto formate e potrebbero dunque non essere in grado di contenere l'infezione. Allo stesso modo, se sei anziano, l'organismo potrebbe aver perso forza e quindi risulteresti a corto di protezioni.

Neonati, bambini e anziani sono più a rischio sepsi

A prescindere dell'età, però, il rischio è maggiore anche per chi è immunodepresso, ad esempio a causa di una patologia come l'AIDS, di un trapianto o di una chemioterapia o una terapia a base di cortisone prolungata nel tempo. Ci sono poi malattie croniche e anche piuttosto comuni, come il diabete, che possono favorire l'insorgenza della sepsi.

A maggior ragione, incidenti che hanno provocato traumi o lesioni gravi, ma anche l'impianto di dispositivi medici invasivi, come un catetere, o l'essere stato sottoposto a ventilazione meccanica possono indebolire l'organismo a tal punto che si troverà scoperto di fronte a un'eventuale infezione. Come ti dicevo, poi, il ricovero in ospedale espone a infezioni batteriche piuttosto pericolose, perché spesso sono antibiotico resistenti e dunque non curabili con i farmaci che abbiamo attualmente a disposizione.

È contagiosa?

Per quanto possa sembrarti banale, è importante sottolineare che la sepsi non è contagiosa di per sé: significa cioè che se devi assistere una persona che ne è affetta, non verrai automaticamente colpito da questa complicanza. Quello che invece può essere trasmesso è l'agente patogeno che ha provocato l'infezione all'origine del problema, che potrebbe contagiare ovviamente anche te.

In questo caso, ovviamente, non è certo che anche tu possa sviluppare la sepsi, dato che come abbiamo visto dipende anche dalle condizioni del tuo sistema immunitario, ma sicuramente il rischio c'è, quindi è sempre meglio evitare il contatto con oggetti contaminati e, naturalmente, è bene mantenere una certa distanza con il malato, per non inalare particelle infette.

Diagnosi

In caso di sepsi, è importante che la diagnosi sia tempestiva e avvenga prima che la situazione diventi troppo grave. Oltre ai sintomi, vengono di norma valutati parametri come la temperatura corporea, la frequenza del battito cardiaco e quella respiratoria. Sono infatti questi, come abbiamo visto, i primi segnali della complicanza di un'infezione.

Ma affinché la cura sia efficace e mirata, è necessario capire prima quale agente patogeno stia provocando tutto questo danno. In questi casi si può ricorrere all'emocultura, utile anche per individuare un'eventuale batteriemia, ovvero la presenza di batteri nel sangue, oppure i medici presenteranno attenzione a possibili anomalie nella conta dei globuli bianchi, sempre prelevando un campione sanguigno.

Se poi si vorrà valutare meglio l'entità del problema o quanto sia diffusa l'infezione, potresti doverti sottoporre a una TAC, a una radiografia o a un'ecografia.

Cura

Come potrai immaginare, il trattamento della sepsi dipende soprattutto dal tipo di agente patogeno che l'ha provocata, dall'infezione da cui è partito tutto e da quali danni sono già stati inferti ai tuoi organi. In linea generale, però, se il tuo medico sospetterà una sepsi in base ai sintomi che descrivi, raccomanderà per prima cosa il ricovero in ospedale per ulteriori accertamenti e per le cure, che come abbiamo visto devono essere somministrate rapidamente.

Una volta in ospedale, se la diagnosi viene confermata, potrebbero somministrarti:

  • antibiotici, anche ad ampio spettro, nell'attesa che l'emocultura riveli l'esatta famiglia del patogeno che ti ha colpito. A quel punto si passerà a un trattamento più mirato.
  • liquidi per via endovenosa per evitare il rischio di disidratazione e di insufficienza renale
  • ossigeno, se nel tuo sangue se ne registra una presenza troppo bassa

Il primo rischio da scongiurare è quello della setticemia, o comunque di un aggravamento delle condizioni di salute, che renderebbe necessario il ricovero in terapia intensiva. Il 40% dei pazienti con sepsi grave infatti non sopravvive, percentuale che si alza al 60% se si considera chi viene colpito da shock settico.

Per questi motivi è fondamentale intervenire in fretta con le cure del caso, che possono includere anche l'intervento chirurgico in caso di tessuti danneggiati o infetti, che andrebbero asportati. Infine, in base al danno provocato dalla sepsi, potrebbe essere necessario intervenire con altre terapie, come trasfusioni di sangue, dialisi o ventilazione meccanica.

Proprio nelle ultime settimane, sono state pubblicate le linee guida aggiornate al 2021 per la gestione della sepsi e dello shock settico da parte dei medici: tra i punti menzionati, c'è la conferma dell'importanza della diagnosi precoce, della gestione del paziente nelle prime ore e di una valutazione continua che deve tenere conto della risposta al trattamento, tutti elementi che risultano fondamentali per una prognosi favorevole.

Inoltre, viene raccomandato in particolare l'utilizzo di un catetere arterioso per misurare la pressione in modo più accurato, evitando quelle imprecisioni che impediscono al medico di monitorare in modo affidabile l'evoluzione della sepsi e che possono poi condizionare eventuali decisioni terapeutiche.

Tempi di guarigione

Se curata per tempo, alla sepsi si può sopravvivere e si può anche guarire, con tempi variabili che dipendono da quanto è estesa l'infezione e dalla rapidità con la quale il tuo corpo reagisce ai trattamenti. Indicativamente, potresti riprenderti totalmente in un periodo che va da 5 a 14 giorni, durante i quali è probabile che tu debba rimanere in ospedale. Ovviamente se sei anziano, fragile o se la sepsi è particolarmente grave la degenza in ospedale sarà più lunga, anche di diverse settimane.

Potrebbe poi accadere che si manifesti la sindrome post-sepsi, ovvero sintomi che insorgono una volta che il problema principale si è risolto, ma che sono comunque da considerarsi una sua complicanza a lungo termine. Si tratta soprattutto di sonnolenza molto intensa, gonfiore degli arti e dolore articolare o muscolare, dolore al petto e affanno.

Fonte| Istituto superiore di sanità

(Pubblicato da Giulia Dallagiovanna l'1-9-2020
Modificato da Alessandro Bai il 3-11-2021)

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