Cos’è l’AIDS e cosa cambia rispetto all’Hiv

L’Aids è una malattia infettiva che si manifesta quando l’infezione da virus dell’Hiv viene trascurata e non si rimane aderenti alla terapia antiretrovirale. Nello specifico, si tratta della fase finale, dove le difese immunitarie sono talmente basse che qualsiasi altra patologia contratta può rivelarsi potenzialmente mortale. Oggi, però, questo risvolto può essere evitato ed è quindi bene che tu conosca come si prevenga e quando dovresti effettuare il test.
Giulia Dallagiovanna 11 ottobre 2019
* ultima modifica il 11/10/2019

Contro l'Hiv (Human Immunodeficiency Virus) non esiste una cura, è vero. Ma non si può certo dire che non vi siano a disposizione tutti gli strumenti utili a prevenire il contagio, dal preservativo alla terapia antiretrovirale. In questa cornice stonano dunque i dati dell'Istituto superiore di sanità, che si riferiscono al 2017. Ogni anno sono tra le 3mila e le 3.500 le nuove diagnosi di sieropositività che vengono confermate in Italia, Lombardia in testa. Ma le preoccupazioni non finiscono qui. Il vero problema si verifica quando l'infezione viene trascurata e le si permette di raggiungere la cosiddetta fase "conclamata" della malattia: l'Aids (Acquired Immune Deficiency Syndrome).

E l'Aids è mortale. Nel 2015 si sono registrati 560 decessi per la Sindrome da immunodeficienza acquisita e l'Istituto superiore di sanità precisa che negli anni successici il numero è rimasto quasi invariato. Ma com'è possibile tutto ciò? Le ragioni sono diverse. Paradossalmente, proprio il fatto che le cure al momento disponibili permettano di mantenere una buona qualità di vita, ha portato tutti ad abbassare la guardia nei confronti del rischio  contagio. Inoltre, persino nel 2019, essere sieropositivo significa vedersi affibbiato uno stigma sociale. Sono quindi vergogna e imbarazzo a porsi come ostacolo tra te e il test. Infine, come ha sottolineato Rosaria Iardino, manca un'informazione corretta e che sia in grado di raggiungere anche le fasce più deboli e più ai margini della popolazione.

E allora, proviamo a guardarlo più da vicino l'Aids, a capire a quali sintomi dovrai prestare attenzione e a come prevenire la trasmissione.

Cos'è l'Aids

L'Aids, cioè la Sindrome da immunodeficienza acquisita, è una malattia infettiva e rappresenta la fase conclamata dell'infezione da Hiv. Nello specifico, quando sopraggiunge la patologia vera e propria, significa che sei arrivato ormai alla fase finale e terminale del decorso. Come ti abbiamo già spiegato a proposito della differenza tra Hiv e Aids, il virus prende di mira i linfociti T helper, cioè le cellule del tuo corpo che presentano la maggiore concentrazione di recettori CD4. Grazie al meccanismo della trascrittasi inversa, cioè quello che differenzia i retrovirus dagli agenti patogeni più comuni, si confonde con il Dna della particella che ha preso in ostaggio e dà il via all'infezione. Il progredire di questa viene indicato dalla diminuzione di linfociti T e dalla comparsa di anticorpi che il tuo corpo produce per contrastare la minaccia.

Quando i livelli di CD4 scendono sotto i 100 per millilitro di sangue, compare l'Aids. Rispetto a quanto ti ho detto all'inizio dell'articolo, però, c'è una piccola precisazione da fare: la Sindrome da immundeficienza acquisita non è mortale di per sé. Il problema però è che abbassa talmente tanto le tue difese immunitarie che sarai esposto a qualsiasi tipo di infezione, in particolare quelle cosiddette "opportunistiche" che colpiscono proprio gli individui immunodepressi. E son0 queste patologie a portare al decesso.

Le fasi dell'Aids

Dal momento in cui contrai l'Hiv a quando compare l'Aids vera e propria, attraverserai diverse fasi, delle quali potresti anche non accorgerti dal momento che provocano sintomi che possono venire facilmente ignorati. In realtà, se inizi subito ad assumere la terapia antiretrovirale, questo è uno scenario al quale per tua fortuna non assisterai mai. Analizzeremo però proprio il caso in cui una persona trascuri l'infezione. Le quattro fasi dell'Hiv sono:

  1. Infezione primaria: sei appena entrato in contatto con il virus e sei ancora all'interno del "periodo finestra", cioè di quelle settimane in cui se effettui il test potresti comunque risultare sieronegativo. Il tuo corpo infatti non ha ancora iniziato a produrre gli anticorpi necessari, ma l'agente virale si sta replicando molto rapidamente. In questa fase sarai altamente contagioso, anche se potresti non avvertire sintomi oppure notare manifestazioni trascurabili come febbre, eruzioni cutanee, mal di testa e stanchezza.
  2. Fase di latenza: superato il primo stadio, il tuo organismo inizia a produrre gli anticorpi e la propagazione dell'infezione procede più rapidamente. La fase di latenza è quasi del tutto asintomatica e si tratta del periodo più lungo che contraddistingue l'Hiv. In alcuni casi, dura addirittura dieci anni, senza che tu te ne possa accorgere.
  3. Fase sintomatica: l'infezione ha avuto campo libero per progredire e il tuo sistema immunitario ormai è fortemente indebolito. In questa fase compaiono sintomi più tipici come linfonodi perennemente ingrossati e sudorazione notturna frequente.
  4. Fase Aids: la Sindrome da immunodeficienza acquisita è ormai conclamata e il tuo sistema immunitario non ha più risorse per fronteggiare altre malattie o infezioni. Sarai quindi fortemente esposto ad alcuni tipi di tumore, come quelli che colpiscono il sistema linfatico, e le infezioni opportunistiche. A questo punto, la tua aspettativa di vita andrà da pochi mesi a tre anni al massimo.

Come si trasmette l'Aids

La causa diretta dell'Aids è un'infezione trascurata da Virus dell'Immunodeficienza Umana, cioè Hiv. È quindi forse più corretto a questo punto parlare di vie di trasmissione del contagio, che su Ohga abbiamo già approfondito. Le principali sono tre:

  • sessuale: cioè attraverso rapporti non protetti e magari con partner occasionali
  • ematica: quindi passando per trasfusioni di sangue oppure per siringhe non sterili, come può accadere fra tossicodipendenti
  • verticale: cioè da una madre sieropositiva a figlio, attraverso la placenta, il parto o l'allattamento

I sintomi dell'Aids

I sintomi dell'Aids compaiono solamente durante la fase conclamata della malattia. Come ti dicevo prima, potresti però avvertire alcuni sintomi iniziali come febbre, mal di testa, gonfiore alle ghiandole linfatiche e stanchezza. Potresti inoltre avere un accenno di sudorazione notturna e notare la comparsa di afte nel cavo orale. Anche nausea e vomito possono contraddistinguere questo primo stadio dell'infezione, così come un dolore generalizzato ai muscoli e l'ingrossamento di fegato e milza. Queste manifestazioni ti dicono qualcosa? Esatto, sono molto simili a quelle della mononucleosi. Ed è per questa ragione che spesso l'Hiv non viene rilevato da questi segnali.

Tornando all'Aids vera e propria, invece, i sintomi sono più caratteristici. I tuoi linfonodi saranno perennemente ingrossati per reagire all'infezione, mentre di notte suderai sempre più di frequente e in modo copioso. Ma soprattutto, noterai la comparsa di infezioni che assumeranno ben presto una forma cronica. Mi riferisco in particolare a quelle che colpiscono pelle o mucose. In particolare il fungo della Candida albicans può insediarsi nel tuo organismo e provocare una candidosi agli organi genitali, oppure agire a livello del cavo orale e causare lesioni a livello di esofago, trachea, bronchi e polmoni. Anche il virus dell'herpes comparirà più facilmente e potresti soffrire in modo continuo di herpes simplex, alle labbra o ai genitali, herpes zoster, ma anche mononucleosi. Verruche e condilomi, infine, potrebbero comparire allo stesso modo sul tuo corpo.

Il tuo sistema immunitario sarà infatti così indebolito che non riuscirà a far fronte a questo tipo di infezioni e lascerà loro libertà di rimanere sempre attive. E anche la cute verrà messa a dura prova dalle eruzioni cutanee e dalla dermatite seborroica, facilitata dal fatto che spesso le cellule infette si trovano anche tra le particelle immunitarie dell'epidermide. Spesso è proprio la pelle a mostrare i primi segnali che l'infezione sta progredendo.

Le complicanze dell'Aids

Quando la Sindrome da immunodeficienza acquisita ha fatto strage nel tuo esercito di anticorpi, non ci sarà più nessuno in grado di difendere il castello del tuo corpo dagli attacchi dei nemici. A questo punto arriveranno le complicanze dell'Aids, e saranno queste a rivelarsi mortali, soprattutto se non vengono trattate. Si chiamano nello specifico infezioni opportunistiche, cioè che insorgono quando il tuo organismo sembra lasciare campo libero all'ospite indesiderato e colpiscono infatti solo gli individui immunodepressi.

Le complicanze dell'Aids sono soprattutto le infezioni opportunistiche, alcune delle quali possono condurre alla morte

Le più pericolose e anche quelle di cui sentirai più spesso parlare leggendo, ad esempio, le storie di personaggi famosi che hanno contratto l'Hiv, sono la polmonite da Pneumocystis carinii e malattie linfoproliferative, come linfomi e leucemie. La prima è provocata da un protozoo, un microorganismo dalla conformazione più simile a un piccolissimo animale microscopico che a un virus o un batterio. È già presente all'interno del tuo corpo e quando si accorge che non c'è più nessuno a tenerlo a bada, inizia a muoversi liberamente. Si instaura in particolare negli alveoli polmonari e inizia a replicarsi. Difficoltà respiratorie e tachicardia sono il segnale della patologia che, alla fine, provoca il decesso per mancanza di ossigeno. I secondi invece li conoscerai probabilmente già: si tratta di linfomi, di Hodgkin o non di Hodgkin, e della leucemia, un tumore che colpisce i globuli bianchi.

Altre complicanze, che possono comunque rivelarsi molto pericolose, sono in buona parte dovute a diversi tipi di herpes virus:

  • Infezione da Citomegalovirus: in queste condizioni può causare cecità e danneggiare gravemente fegato e milza
  • Infezione da virus di Epstein-Barr: provoca leucoplachia villosa orale, che dà origine alla presenza cronica di placche biancastre sulla lingua
  • Sarcoma di Kaposi: un'infezione dovuta all'herpes virus di tipo VIII e che in individui con un sistema immunitario in salute è piuttosto raro (ma non rarissimo, soprattutto dopo aver superato i 60 anni). Si tratta di un tumore che colpisce le cellule del tessuto di rivestimento di vasi sanguigni e canali linfatici e che proprio come la maggior parte degli herpes è contraddistinto da eruzioni cutanee violacee. Ma tu probabilmente le hai già viste: le aveva sulla fronte Andrew Beckett, l'avvocato impersonato da Tom Hanks nel film Philadelphia.

Infine, sempre dovute all'Aids sono anche:

  • Criptococcosi non polmonare: un'infezione provocata da un batterio presente nel guano dei piccioni, purtroppo non raro da trovare, che nelle persone in salute viene inalato e si stabilisce nei polmoni, dando origine comunque e diversi disturbi. Se però soffri di Aids, potrebbe intaccare altre parti del tuo corpo come pelle, ossa, fegato e milza.
  • Polmonite linfoide interstiziale nell'adulto: un'infezione piuttosto rara che provoca un accumulo di linfociti negli alveoli.
  • Iperplasia linfoide polmonare: una malattia simile a un tumore, perché i polmoni si riempiono di piccoli noduli e che potrebbe arrivare a colpire anche intestino e colon.
  • Infezioni batteriche a carico dei polmoni, provocate in particolari da NTM-LD, cioè microbatteri non tubercolari.
  • Toxoplasmosi: un'infezione che viene trasmessa soprattutto dai gatti e dagli alimenti non cotti, come la carne, oppure non lavati bene, come gli ortaggi. Diventa particolarmente pericolosa anche in gravidanza, ma che in un individuo immunodepresso può arrivare addirittura al cervello e provocare danni neurologici.
  • Leucoencefalopatia multifocale progressiva: una malattia virale che colpisce quasi unicamente persone immunodepresse e provoca danni progressivi alla sostanza bianca cerebrale.

Naturalmente, l'elenco non può esaurirsi qui. Quando le difese immunitarie vengono meno, qualsiasi agente patogeno può attecchire e agire praticamente indisturbato. Meningiti, encefalopatie, setticemie e tubercolosi, ad esempio, insorgono spesso in persone entrate nella fase conclamata dell'Hiv.

La diagnosi di Aids

Una volta che la malattia è conclamata, il medico può diagnosticare l'Aids partendo dai sintomi. Ma per individuare con precisione la presenza dell'Hiv nel tuo organismo, dovrai sottoporti a un test specifico. Il più diffuso è il test Elisa, un semplice prelievo di sangue che non registra direttamente l'agente patogeno nel tuo sangue ma ricerca gli anticorpi specifici che il tuo organismo ha sviluppato nel caso l'infezione sia iniziata. Il consiglio è quello di effettuarne uno ogni volta che pensi aver tenuto un comportamento a rischio, in modo da avere subito chiara la situazione e poter eventualmente iniziare la terapia.

Ricorda però che non potrai utilizzarlo nei giorni immediatamente successivi: ogni test ha un suo "periodo finestra", cioè un arco di tempo in cui i risultati potrebbero non essere validi. Di solito, è compreso tra i 40 e i 90 giorni successivi al momento in cui potresti essere stato contagiato. Se il responso è positivo, e viene poi confermato dal medico, significa che sei sieropositivo.

Il test è anonimo, ma se hai meno di 18 anni ti servirà l'autorizzazione dei tuoi genitori. Poiché non è esattamente una passeggiata per un adolescente comunicare al padre o alla madre che ha messo in atto comportamenti a rischio, si sta lavorando alla proposta per eliminare questo passaggio, che rappresenta un ostacolo a una diagnosi precoce.

La terapia per l'Aids

Dal 1996 ad oggi, la terapia per l'Aids è solamente una: i farmaci antiretrovirali. Non esiste infatti una cura in grado di guarire l'Hiv, ma solo trattamenti che consentano di tenere a bada la replicazione del virus. E non è un risultato da poco. Rimanendo aderenti alla terapia, eviti, prima di tutto, che l'infezione raggiunga la fase conclamata mettendo in pericolo la tua vita. La tuo quotidianità inoltre migliora sensibilmente: lavoro, famiglia e qualsiasi altro impegno tu abbia non dovrà essere messo da parte a causa della malattia. La tua esistenza sarà dunque piuttosto normale.

La terapia può ridurre così tanto la carica virale, da non risultare più infettivi

Il vero traguardo è però un altro: la carica virale si riduce così tanto, che non si risulta più infettivi. Nel concreto, potrai avere rapporti sessuali non protetti senza il rischio di trasmettere il virus al tuo partner. Una conquista davvero importante sancita definitivamente con l'ultimo studio sull'argomento pubblicato su The Lancet a maggio e id cui ti avevamo parlato anche su Ohga.

Come si previene l'Aids

La Sindrome da immunodeficienza acquisita nella sua fase conclamata si previene grazie a una diagnosi precoce e all'aderenza alla terapia. Quello di cui dovresti davvero preoccuparti, però, è di evitare il contagio da virus da Hiv. Nel concreto, significa evitare di tenere comportamenti a rischio, ovvero indossare il profilattico prima di avere un rapporto sessuale. Un accorgimento che dovresti avere soprattutto in caso di frequente cambio di partner, o se quest'ultimo è già consapevole di avere contratto l'Hiv. Un'altra forma di prevenzione è la PreP, ovvero la profilassi pre-esposizione, composta da un insieme di farmaci da assumere ogni giorno, oppure subito prima e dopo un rapporto sessuale. La funzione di questi medicinali è proprio di contrastare il contagio, ma prima di adottare quella che a tutti gli effetti è una terapia, dovrai parlarne con un medico infettivologo: solo lui potrà prescrivertela.

Come nasce l'Aids

Sulla nascita dell'Aids non ci sono ancora vere e proprie certezze, e forse è anche per questo che, nel corso degli anni, le fake news si sono sprecate. Ci sono stati un paio di studi però che sono stati in grado di ricostruire almeno in parte la storia dell'Aids, di cui su Ohga ti abbiamo già parlato. L'ipotesi più accreditata al momento è che derivi da un virus di cui sono portatrici alcuni tipi di scimmie, il SIV (Simian Immunedeficiency Virus). A causa del contratto frequente tra esseri umani e scimpanzé in Africa, dove anche i coloni europei cacciavano e macellavano questi animali, attorno agli inizi del ‘900 è avvenuto il cosiddetto "salto di specie", che ha dato vita all'Hiv, cioè all'agente patogeno in gradi di attaccare l'uomo.

A questo punto il virus è rimasto endemico nel continente africano, dove ha potuto espandersi grazie alle prime ferrovie e alle grandi città che iniziavano a sorgere s quell'epoca. Sembra che al centro della diffusione vi fosse Lèopoldville, l'attuale Kinshasa, allora nel territorio del Congo Belga. Un centro urbano in crescita dove abbondava la prostituzione e i cui ospedali non avevano ancora adottato l'abitudine di sterilizzare le siringhe.

Con l'aumentare dei viaggi in aero e degli spostamenti, il virus è arrivato fino agli Stati Uniti, passando per Haiti. È proprio in America, e precisamente in California che, agli inizi degli anni '80, esplode l'epidemia che finirà per spaventare il mondo intero e provocare diverse morti, anche tra i personaggi più famosi dell'epoca. La svolta arriva solo nel 1996, quando entrerà in commercio la terapia antiretrovirale, l'unica in grado di evitare che l'infezione peggiori e di tenere a bada la carica virale, rendendo non più infettiva anche una persona sieropositiva.

Fonti| Istituto superiore di sanità; Aids-Hilfe Schweiz; Humanitas

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.